Carbone in calo negli USA, -40% nella produzione 2011 di elettricità

Leggendo gli ultimi dati della EIA, l’Energy Information Administration americana, si scopre che nel 2011 meno del 40% dell’elettricità prodotta negli Stati Uniti ha come fonte il carbone. Si tratta del dato più basso da trent’anni a questa parte: 39% nel 2011 contro 46% del 2010. Se questa sia una buona notizia o meno, però, è tutto da verificare. Bisogna andare a vedere come mai è scesa la quota di energia prodotta dal carbone e da cosa è stata sostituita questa fonte fossile.

Secondo la EIA questo fenomeno è dovuto, innanzitutto, a un inverno relativamente mite che ha portato a consumi elettrici più contenuti. Poi anche alla chiusura di alcune vecchie centrali a carbone che sono state sostituite da più moderni impianti a ciclo combinato gas naturale e vapore. Il metano, quindi, dopo decenni inizia a sostituire il carbone nel mix energetico americano.

Il gas naturale, rispetto al carbone, è decisamente più pulito nelle emissioni di polveri sottili e particolato e ha un impatto sul clima molto inferiore grazie a emissioni di CO2 molto più contenute. Alla discesa del carbone, quindi, corrisponde una crescita del gas nella generazione elettrica USA: dal 22% del 2010 al 26% dell’anno scorso. Tutto bello, quindi? No perché il boom del gas in America è trainato dallo sviluppo delle estrazioni di shale gas, il gas non convenzionale che si estrae dalle rocce in cui è imprigionato da milioni di anni.

Quella dello shale gas è una partita ancora apertissima, non solo negli Stati Uniti. Se, da una parte, permette di moltiplicare le quantità di gas domestico diminuendo le importazioni dall’estero (con consistenti risparmi economici e di bilancia commerciale) dall’altra lo shale gas ha un fortissimo impatto ambientale.


Per estrarre il gas dalle rocce si usa la tecnica del fracking: si pompa nei giacimenti acqua addizionata di particolari agenti chimici e, tra la pressione e la chimica, si riesce a liberare il gas e a estrarlo. Tutto questo ha due conseguenze: si modifica profondamente l’equilibrio idrogeologico del sottosuolo e si pompano sostanze chimiche corrosive e tossiche che possono facilmente infiltrarsi nelle falde acquifere.

Proprio per questi motivi ci sono già alcuni stati europei, come Francia e Bulgaria, che hanno vietato questa pratica estrattiva nel loro territorio e la stessa UE sta riflettendo sulle sue possibili conseguenze. Siamo ancora sicuri che il nuovo mix energetico americano sia più eco-compatibile del vecchio?

13 marzo 2012
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EIA
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