Che i prezzi delle fonti fossili non tengano conto delle esternalità negative, che ricadono sulla società e sullo Stato (per esempio per le spese sanitarie e le bonifiche) lo sapevamo da sempre, ma la cosa sta diventando sempre più evidente. C’è tutto un filone di studi che cerca di includere i costi diretti e indiretti causati dall’uso delle fonti fossili, nel prezzo per KWh di energia prodotta. Sono sicuramente dei calcoli difficili da svolgere: non si parla solo di danni alla salute, ma anche di diminuzione della produttività agricola, fino a influenzare anche i tassi di crescita dell’economia.

Ci sono poi tutti i danni indiretti, collegati soprattutto al surriscaldamento del clima con le conseguenze che esso comporta, che sono ancora più difficili da quantificare. Anche perché non è la sola CO2 l’unica colpevole, ci sono molte altre sostanze, che derivano dall’estrazione e dalla combustione di idrocarburi, che inquinano e vanno ad aumentare il carico di gas climalteranti in atmosfera. Si tratta di prodotti della combustione incompleta (polveri sottili), SO2, NOx, ammoniaca, metano e altri ancora.

Un recente studio condotto da Drew T. Shindell, professore alla Duke University, e pubblicato sulla rivista peer-reviewed Climatic Change considera la metodologia Social Cost of Carbon (SCC), già adottata dal 2010 anche dal Governo statunitense per quantificare gli impatti della CO2, ma la amplia proprio per includere gli effetti delle altre sostanze inquinanti. Arriva così alla Social Cost of Atmospheric Release (SCAR), una metodologia che ha portato a risultati sorprendenti.

Se nel prezzo della benzina fossero considerati anche i danni che il suo uso provoca costerebbe 1 euro in più al litro, il gasolio 1,2 euro in più al litro, il carbone produrrebbe energia elettrica con costo al KWh quadruplo rispetto a quello attuale: 40 centesimi di euro, che attualmente sono il triplo del costo di uno stesso KWh prodotto da fotovoltaico. Anche il costo del gas sarebbe più che raddoppiato.

Così un’auto a benzina produrrebbe da sola, in un anno, 2.000 dollari di danni. Se fosse un’auto elettrica che usa elettricità prodotta dal carbone, la cifra si dimezzerebbe, arriverebbe a 300 dollari se l’elettricità provenisse da centrali a gas e si annullerebbe se derivasse da fonti rinnovabili come solare ed eolico.

Risulta chiaro come in questo modo, solare ed eolico diverrebbero non solo competitivi, ma sbaraglierebbero il mercato. Il nucleare dal grafico appare con un costo contenuto, ma le problematiche e i rischi elevatissimi che lo riguardano meritano un capitolo a parte.

Questo studio va a confermare quanto sostenuto da due ricercatrici di Stanford, Frances Moore e Delavane Diaz, che in una ricerca recentemente pubblicata su Nature, quantificavano il costo reale della CO2 prodotta, proprio tenendo conto di tutti gli effetti negativi da essa provocati, anche a livello economico, scoprendo come fosse 6 volte quello preso dall’EPA (Environmental Protection Agency) come riferimento.

C’è da considerare che entrambi questi studi non hanno valutato gli effetti come la perdita di biodiversità, l’acidificazione degli oceani, l’impatto sugli ecosistemi dei nitrati, gli effetti delle emissioni sulla visibilità.

Evidentemente c’è ancora molto da fare, ma risulta già evidente come ci stiamo basando su sistemi di calcolo completamente errati, che stanno facendo sì che i danni per la salute e per l’ambiente diventino sempre più incalcolabili.

11 marzo 2015
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento