I leader mondiali devono avviare al più presto una decarbonizzazione dell’economia, istituendo una carbon tax e tagliando gli incentivi alle fonti fossili. A sostenerlo è il presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim in una recente intervista rilasciata al quotidiano britannico The Guardian.

Kim si è detto colpito favorevolmente dalle campagne di sensibilizzazione avviate dagli studenti nei campus universitari statunitensi per convincere governi e risparmiatori a disinvestire dai combustibili fossili.

Kim ha sottolineato che le nuove generazioni sono sensibili al cambiamento climatico, illustrando le misure da adottare con urgenza per contenere l’innalzamento delle temperature globali al di sotto dei 2° C, la soglia fissata dall’IPCC per scongiurare danni irreversibili per l’umanità e le risorse naturali.

Il presidente della Banca Mondiale è convinto che l’istituzione di una tassa sul carbonio sia una delle misure più incisive da mettere in campo. La carbon tax stimolerebbe infatti la ricerca e lo sviluppo di tecnologie pulite per la produzione industriale, riducendo l’impatto delle attività umane con l’impronta di carbonio più alta.

Kim crede che tassare le emissioni di CO2 possa rappresentare una soluzione anche per la povertà dilagante nei Paesi in via di sviluppo. Oggi a pagare un prezzo più alto per il riscaldamento globale sono proprio i Paesi più poveri, che non hanno le risorse economiche e le competenze necessarie per mettere in atto delle strategie di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici.

I Paesi poveri stanno subendo maggiormente l’impatto degli eventi meteo estremi rispetto all’Europa e agli Stati Uniti e difficilmente riescono a riprendersi dopo un disastro climatico.

I cambiamenti climatici, ha spiegato Kim, incombono sui Paesi più poveri. Kim ha definito folli i governi che sostengono un maggior utilizzo di carbone, petrolio e gas in un simile momento storico. Un sostegno che arriva sotto forma di lauti incentivi ai consumatori. Kim sciorina alcuni dati che testimoniano le strategie miopi dei governi: nei Paesi a basso e medio reddito il 20% dei ricchi ha ricevuto sei volte più sussidi per i combustibili fossili rispetto al 20% dei poveri. Il presidente della Banca Mondiale non ha dubbi:

Abbiamo bisogno di sbarazzarci dei sussidi ai combustibili fossili ora.

Oggi i Governi spendono cifre spropositate per sovvenzionare il consumo dei fossili: qualcosa come mille miliardi di dollari. Questi sussidi, secondo Kim, ottengono un effetto molto pericoloso che ostacola la decarbonizzazione dell’economia. Finanziare l’industria dei fossili equivale a un invito esplicito a bruciare sempre più carbone.

Un messaggio incoerente con le attuali politiche climatiche globali. Kim ha ricordato che la crescita economica può essere svincolata dallo sfruttamento delle fonti fossili, citando il caso della Corea del Sud, Paese in piena ripresa che ha deciso di tassare il carbonio per rendere più costoso l’uso del carbone.

Oltre all’istituzione di una carbon tax e al taglio dei sussidi ai combustibili fossili, la Banca Mondiale ha in mente altre soluzioni per combattere i cambiamenti climatici: favorire gli investimenti nell’efficienza energetica, rendere l’agricoltura più verde e attuare una rivoluzione sostenibile nelle città, rendendole meno inquinate e più vivibili.

Alla conferenza sul clima in programma a dicembre a Parigi la Banca Mondiale chiederà anche l’istituzione di un fondo per i Paesi poveri di 100 miliardi di dollari per finanziare programmi di adattamento e mitigazione del riscaldamento globale.

14 aprile 2015
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