La carbon tax, annunciata un mese fa e poi sparita dai piani del Governo Monti, è tornata ieri nel decreto della delega fiscale varato dal Consiglio dei Ministri. All’articolo 15 della legge con cui Mario Monti e Corrado Passera chiederanno al Parlamento mani libere per riformare il sistema delle tasse in Italia c’è infatti una nuova accisa su benzina e diesel.

Sarà compresa, come previsto sin dall’inizio, tra i 4 e i 24 centesimi al litro e, come spiega la lunga nota rilasciata alla stampa dal Governo Monti ieri sera:

Il provvedimento, infine, in sintonia con le politiche adottate dall’Unione Europea per lo sviluppo sostenibile, punta ad un riordino della fiscalità al fine di preservare e garantire l’equilibrio ambientale (green taxes); si rivedrà inoltre la disciplina delle accise sui prodotti energetici in funzione del contenuto di carbonio, come previsto dalla proposta di Direttiva del Consiglio europeo in materia di tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità. Il gettito derivante dall’introduzione della carbon tax è destinato prioritariamente alla revisione del sistema di finanziamento delle fonti rinnovabili.

Conoscendo ormai molto bene la stima del Governo italiano nei confronti dei sussidi alle rinnovabili è assai probabile che quel “prioritariamente” sarà molto lontano dal “completamente”. Le stime del Governo parlano di una raccolta, derivante dalla sola carbon tax, compresa tra i 2 e i 10 miliardi di euro. Tutto dipende da quanto sarà pesante l’accisa. Vedremo quanti di questi soldi verranno utilizzati realmente per stabilizzare gli incentivi al fotovoltaico e alle altre rinnovabili.

Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, nel frattempo rassicura tutti e parla di una norma che anticipa quello che sarà a breve il dettato europeo:

Al Parlamento di Strasburgo è in corso l’approvazione di due importanti direttive, una che riguarda l’efficienza energetica e l’altra che riguarda la fiscalità energetica: all’interno di queste è previsto lo schema delle cosidette ‘green taxes’, fra cui anche la carbon tax.

Anche per questo il Governo assicura che l’entrata in vigore delle disposizioni riguardanti la fiscalità ambientale sarà coordinata con la data di recepimento della disciplina armonizzata decisa a livello europeo. In questo modo Monti, Passera e Clini rispondono alle critiche avanzate il mese scorso dall’Unione Petrolifera:

Ieri era la “Robin tax”, oggi la “Carbon tax”. In un momento in cui i prezzi del petrolio sono ai massimi di sempre e la pressione fiscale anche, non sembra una buona idea caricare il settore, e di conseguenza i consumatori, di nuovi oneri. Peraltro, la tassazione dei prodotti energetici è oggetto di una specifica proposta della Commissione europea che interviene su tutti i prodotti energetici coniugando il contenuto di carbonio con il potere energetico degli stessi. Ma, si sa, da noi le fughe in avanti sono la prassi.

E se la carbon tax è ritenuta da molti una misura di civiltà che serve a disincentivare l’uso dei prodotti energetici ad alto contenuto di carbonio, va anche ammesso che altrettanti hanno il timore che sia solo l’ennesima gabella travestita di verde.

Tassare la CO2, infatti, serve a poco se non si stimolano le soluzioni a basse emissioni. Da questo punto di vista l’attuale Governo non brilla per proposte verdi. Se pensiamo ai carburanti alternativi a benzina e gasolio, e con emissioni di CO2 inferiori, non possiamo non citare GPL e metano.


Gli italiani li amano, ma il fondo ICBI (Iniziativa Carburanti a Basso Impatto ambientale) che serve a incentivare le conversioni da benzina a questi due carburanti ha avuto una dotazione di appena 1.785.309,26 euro utili a finanziare più o meno 4.500 trasformazioni.

L’Italia, poi, non ha ancora ecoincentivi per le auto elettriche e nemmeno una politica industriale seria riguardo le colonnine di ricarica mentre gli ecoincentivi non esistono più (e non è detto che sia un male, visto che sono stati distribuiti sempre a pioggia) e neanche le auto ibride ricevono un euro di aiuto dallo Stato.

| AGI Energia

17 aprile 2012
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I vostri commenti
Pier Luigi Caffese, mercoledì 9 maggio 2012 alle18:34 ha scritto: rispondi »

Non diciamo sciocchezze:la benzina non aumenta per le rinnovabili ma aumenta per il meccanismo del pozzo marginale,dove quello piu' caro che è quello profondo in mare fa il prezzo con utili giganteschi per i petrolieri.Il Governo dovrebbe passare alla media ponderarata della redditività dei giacimenti e vedrebbe che andiamo a livelli USA:poi il Governo dovrebbe imparare da Obama e permettere di costruire una filiera alternativa a 1 euro alla pompa contro i 2 euro della fossile.Tutto il resto sono chiacchere e tanta ignoranza energetica come quella delle perforazioni profonde che fanno lievitare il prezzo(qualche sindacato non capisce).

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