È tra i frutti esotici più amati, soprattutto per la sua singolare forma, simile a una stella: la carambola, il prodotto di una pianta originaria dell’Asia, è sempre più frequente sulle nostre tavole. Dal sapore agrodolce e dal buon contenuto in nutrienti, si tratta di una varietà ormai diffusa in tutto il mondo, anche perché la sua coltivazione si è estesa in molte delle nazioni temperate del Pianeta. Una qualità non da poco, se si considera come la produzione locale permetta di abbattere i costi, sia economici che ambientali, relativi al trasporto.

Ma da dove deriva il nome carambola, quali sono i significati e, soprattutto, quali sono gli usi principali di questo frutto? Di seguito, qualche informazione utile.

Carambola: origine e significato

Per carambola si intende il frutto dell’Averrhoa carambola, una pianta appartenente alla famiglia delle Oxalidaceae. Di origine probabilmente asiatica, considerato come le coltivazioni più diffuse si trovino nelle Molucche e nello Sri Lanka, la pianta si caratterizza per un arbusto ramificato di media altezza, capace di crescere anche a 1.200 metri d’altitudine, purché il clima non risulti eccessivamente freddo. Il frutto si caratterizza per un aspetto ovale, di lunghezza fra i 5 e i 12 centimetri, solcato verticalmente da quattro o più creste: queste ne conferiscono la tipica forma a stella, non a caso la carambola è proprio definito “frutto delle stelle”. La buccia, molto sottile e lucida, assume colorazioni dal verde al giallo intenso, mentre la polpa interna è di colore intenso, tendente al marrone, dalla consistenza croccante e dal sapore piacevole ma acidulo. La polpa, a sua voglia, racchiude un nucleo di piccoli semi, dalle ridotte dimensioni.

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Il frutto è indicato con il termine carambola solo nei paesi dalla lingua di estrazione latina, come la Spagna, il Portogallo, la Francia e, naturalmente, l’Italia. Sembra che la parola derivi dalla parola sanscrita “karmaphala”, coniato nel 1958 dallo scopritore Marathi Karambal. Nei paesi anglosassoni, invece, l’esemplare assume semplicemente il nome di “star fruit”, così come in quelli di origine tedesca, dove è chiamato “sternfrucht”.

Sin da tempi antichi, al frutto sono legati dei significati sia simbolici che più reali, in relazione alle sue qualità. Per la forma a stella, una volta tagliato a fette, si è soliti ritenere il frutto sia di buon auspicio: non è un caso, di conseguenza, sia spesso scelto come varietà alimentare per salutare l’anno nuovo. Allo stesso modo, l’alto contenuto in nutrienti e alcune proprietà benefiche hanno portato questo frutto a ottenere grandi favori dalle prime popolazioni che l’hanno coltivato, i quali ritenevano potesse avere delle origini divine. Un fatto forse suggerito anche dal ciclo della pianta: i frutti crescono continuamente, senza alcuna pausa, tant’è che sullo stesso arbusto si possono trovare sia carambole completamente mature che altre da poco apparse. Per i buddisti dell’isola di Giava, infine, le creste della carambola indicherebbero i tabù fondamentali dell’uomo: alcol, droga, furti, adulterio e gioco d’azzardo.

Carambola: gli usi

Sono molti gli usi della carambola, non solo relegati in ambito alimentare. Per la degustazione, il frutto viene solitamente consumato fresco: dopo aver lavato accuratamente la carambola, poiché la sottile buccia non viene rimossa, si tagliano delle fette di circa 0.5 centimetri di spessore. Sempre fresco, il frutto può essere impiegato per arricchire insalate verdi, ma anche come decorazione finale dei dolci, data la caratteristica forma a stella. Non ultimo, ne può essere ricavata un’ottima confettura. Pare, tuttavia, che il consumo non sia sempre indicato nei casi di ridotta funzionalità renale e, per questo, è sempre utile vagliare il parere preventivo del medico.

Come già accennato, la carambola non viene impiegata solo nell’alimentazione. La pianta, soprattutto nei luoghi d’origine, è anche scelta a scopo ornamentale, date le caratteristiche e luminose foglie verdi. Inoltre, il frutto è anche impiegato per il nutrimento delle api d’allevamento, soprattutto per il succo dall’alto valore nutriente. Non ultimo, alcuni fenoli e flavonoidi vengono impiegati per la preparazione di vari farmaci: in particolare, sembra che questi possono inibire gli enzimi responsabili del mancato assorbimento dei farmaci, rendendo questi ultimi più efficaci.

21 gennaio 2017
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