Primi iscritti nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sulle caraffe filtranti. A sostenere la tesi del pubblico ministero Mario Dovinola il rapporto stilato dai NAS, il nucleo anti-sofisticazioni dei Carabinieri. I reati ipotizzati sono quelli di violazione delle norme sugli alimenti, commercio di sostanze dannose alla salute, frode in commercio e violazione della normativa sullo smaltimento dei rifiuti.

Il provvedimento fa seguito alla denuncia presentata da parte di Mineracqua nei confronti dei produttori di filtri di ultima generazione Brita, Auchan e Viviverde (Coop). Alla base delle accuse la presunta inutilità delle caraffe, se non addirittura la loro potenziale pericolosità per la salute.

Stando a quanto sostenuto già nella prima indagine condotta, tutt’ora in corso, dal pm di Torino Guariniello, l’unico risultato rilevato da queste caraffe sarebbe l’impoverimento dell’acqua di calcio e sali minerali. Più che un traguardo raggiunto un rischio per la salute: priverebbe l’organismo di elementi preziosi per il nostro fabbisogno fisico. Un altro dubbio è legato al progressivo deterioramento del filtro, che le renderebbe sostanzialmente inefficaci se non un possibile incubatore batteriologico. Lo stesso pm Guariniello ha affermato come:

In alcune caraffe il Ph dell’acqua sale a livelli fino a 9.5, contro un limite di legge di 6.5 e con questo livello di acidità sarebbe non potabile. Poi appaiono tracce di ammonio, sodio, potassio e argento in valori superiori a quelli dell’acqua del rubinetto. Non sono pericolosi, ma sicuramente l’acqua non è migliorata.

Non solo Roma quindi, ma “fronte giudiziario” che si muove anche lungo le procure di Sassari, Santa Maria di Capua Vetere, Terni, Torino e Velletri. Soddisfazione per il provvedimento espressa dal presidente di Mineracqua, Ettore Fortuna:

Evidentemente il nostro esposto è fondato su analisi serie.

Brita, una delle aziende coinvolte nell’inchiesta, si difende affermando in un comunicato di aver ricevuto parere positivo dal Consiglio Superiore di Sanità. Si dichiara in possesso di autorizzazioni ministeriali tedesche e austriche alla commercializzazione:

Il Consiglio Superiore di Sanità non rileva nessun rischio per la salute a seguito dell’utilizzo delle caraffe filtranti. I filtri delle caraffe inoltre, dispongono delle autorizzazioni ministeriali di Germania e Austria.

A breve seguiranno senza dubbio ulteriori sviluppi nella vicenda. Nel frattempo riproponiamo un interessante metodo, più che mai indicato in questo momento, su come depurare l’acqua di rubinetto senza ricorrere al caraffe filtranti.

11 luglio 2011
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I vostri commenti
Claudio Schirru, martedì 12 luglio 2011 alle11:29 ha scritto: rispondi »

Sandrino rispetto il tuo sfogo, semplicemente in quanto ritengo ogni punto di vista rispettabile, pur non sempre condivisibile (vuoi per i contenuti, vuoi per i modi). Quello che tu dici per la Laica valeva fino a poche settiane fa anche per la Brita, che tutt'ora vanta autorizzazioni ministeriali in Germania e Austria, come avrai certamente letto. Quello che abbiamo riportato è semplicemente un fatto di cronaca giudiziaria che coinvolge la salute pubblica. Condivisibile, o meno, senza necessità di alzare i toni.

sandrino, martedì 12 luglio 2011 alle10:43 ha scritto: rispondi »

ma che razza di giornalisti abbiamo in Italia? Servi delle multinazionali delle acqua minerali. Nessuno che abbia il coraggio di scrivere che c'è un'azienda italianissima, la Laica di Vicenza, che produce caraffe filtranti fatte a regola d'arte, molto migliori di quelle tedesche, e le vendono in Italia e nel mondo!!

R Ciic, martedì 12 luglio 2011 alle7:49 ha scritto: rispondi »

non riesco a commentare ...la NESTLE controlla le acque minerali e smuove i giudici a mordere chi costruisce qualunque cosa possa far calare levendite delle bottiglie ... in campania le distribuisce la camorra che inquina le falde ed è proprietaria dei capannoni che depositano acqua minerale al sole..

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