Le frontiere della cannabis a uso terapeutico si ampliano. Secondo un recente studio, condotto dai ricercatori dello McGill University Health Centre, i cannabinoidi potrebbero essere utilizzati nel trattamento del dolore cronico, della spasticità e nella cura di diversi altri disturbi medici.

Gli esperti hanno parlato delle potenzialità della cannabis terapeutica nel corso del convegno annuale della American Association for the Advancement of Science, in corso a San Jose, in California.

Il dottor Mark Ware, esperto della sindrome da dolore cronico, ha sottolineato che è fondamentale proseguire la ricerca sui cannabinoidi. Bisogna comprendere i potenziali effetti nocivi della cannabis sulla salute ed esplorare al contempo l’impatto positivo della sostanza nell’attenuazione dei sintomi e nel trattamento di diverse malattie croniche.

Ware sostiene di aver notato dei miglioramenti nei suoi pazienti affetti da dolore cronico, ma si affretta a specificare che prescrivere la cannabis non sempre si rivela l’opzione terapeutica migliore:

Non penso che ogni medico dovrebbe prescrivere la cannabis terapeutica o che tutti i pazienti possano beneficiarne, ma credo che sia tempo di approfondire le nostre conoscenze scientifiche in merito e di mettere al corrente i pazienti su questa opzione.

Oggi l’uso terapeutico della cannabis è stato legalizzato in diversi Paesi del mondo. Diverse regioni italiane hanno avviato delle sperimentazioni tramite il sistema sanitario nazionale e di recente il Governo ha autorizzato l’esercito ad avviarne la produzione. Anche se al momento non ci sono studi su larga scala che possano avvalorare l’efficacia terapeutica della cannabis, in commercio ci sono già diversi medicinali che sfruttano il principio attivo dei cannabinoidi: il tetraidrocannabinolo (THC).

Di recente, uno dei massimi esperti di cannabinoidi, il professor Roger Pertwee, ha pubblicato uno studio sul British Journal of Pharmacology che evidenzia i potenziali effetti terapeutici della cannabis.

Pertwee, che negli anni ’70 contribuì a scoprire la tetraidrocannabivarina (THCV), spiega che la sostanza non psicoattiva della cannabis può essere utile a combattere la schizofrenia.

Dei rischi per la salute della cannabis usata a scopo ricreativo ha parlato invece il dottor Igor Grant, direttore del Center for Medicinal Cannabis Research (CMCR) della University of California di San Diego. Il neuropsichiatra ha spiegato che al momento i danni della cannabis sulla salute del cervello non sono supportati da prove sufficienti:

Nonostante sia opinione comune che l’uso della cannabis provochi danni cerebrali, la meta analisi di studi neurocognitivi molto approfonditi non ha rivelato un declino cognitivo significativo nei soggetti che impiegano la cannabis a uso ricreativo. Le risonanze magnetico funzionali sul cervello hanno restituito risultati variabili, mentre studi più dettagliati non hanno rilevato danni.

Il professor Grant si è poi affrettato a specificare che le informazioni attualmente a disposizione della scienza, in relazione ai danni a lungo termine della cannabis, sono insufficienti a decretarne l’innocuità. Secondo Grant è più che plausibile ipotizzare che l’esposizione alla cannabis nei bambini e negli adolescenti potrebbe compromettere lo sviluppo del cervello e addirittura predisporre allo sviluppo di malattie mentali.

16 febbraio 2015
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I vostri commenti
risi claudio, giovedì 19 febbraio 2015 alle13:26 ha scritto: rispondi »

Egregi signori o ho il morbo di parkinson da 15 anni,no n e la dopamina non 9 fa l'effetto desiderato, Adesso ho dolori un po' generalizzato quasi cronici insopportabile, posso avvalermi della terapia del dolore con la cannabis. io abito in Lombardia in provincia d como. In piü ho anche l'artrosi cronica al ginocchio un dolore fisso tutto il giorno. Cosa mi consigliate la cannabis mi potrebbe aiutare. grazie

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