Uno degli ingredienti principali della cannabis possiede proprietà anticancro. A rivelarlo è un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori della University of East Anglia, in collaborazione con i colleghi della Universidad Complutense di Madrid, in Spagna. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Biological Chemistry, ha rivelato che il composto THC, il principale ingrediente psicoattivo di cannabinoidi come la marijuana, riesca a rallentare la crescita dei tumori.

La scoperta ha implicazioni molto importanti. Inibire lo sviluppo e la riproduzione delle cellule tumorali rappresenterebbe una svolta nella lotta al cancro, in special modo nella cura delle neoplasie più aggressive, caratterizzate da una rapida progressione della malattia nell’organismo. I ricercatori hanno utilizzato campioni di cellule cancerogene, estratte da pazienti malati di cancro al seno. Le cellule tumorali sono state trapiantate nei topi per indurre la malattia. Successivamente, il tumore è stato bombardato con dosi di tetraidrocannabinolo per studiare la reazione a livello cellulare. Gli scienziati hanno così potuto constatare che la sostanza innescava la reazione di due specifici recettori delle cellule. Proprio all’attivazione di questi due recettori dei cannabinoidi si devono gli effetti antitumorali del farmaco.

Grazie a questo studio, la ricerca sul cancro ha fatto finalmente luce sul ruolo dei recettori CB2 e GPR55. Gli autori della scoperta sperano di riuscire a realizzare dei composti sintetici con proprietà simili per mettere a punto nuove terapie mirate contro il cancro. Nello specifico, i nuovi farmaci basati sul THC potrebbero essere d’aiuto ai pazienti già malati di cancro. Il dottor Peter McCormick, prima firma dello studio, ci ha tenuto ad avvertire i pazienti oncologici, scoraggiandoli dal ricorrere all’automedicazione con la marijuana:

La nostra ricerca utilizza un composto chimico isolato, impiegato alle giuste concentrazioni. I malati di cancro non devono usare la cannabis per l’automedicazione, ma spero che la nostra ricerca in futuro renderà disponibili sostanze sintetiche equivalenti.

16 luglio 2014
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I vostri commenti
claudia colognese, mercoledì 16 luglio 2014 alle11:48 ha scritto: rispondi »

Non si può assistere impassibili a dei messaggi artefatti e subliminati dalla ricerca scientifica. Tutte le droghe inalate o inniettate sono tali. Creano dipendenza, annientamento della personalita' , alimentano un mercato sporco mafioso e camorristico, agevolato da leggi conniventi e altrettanto mafiose. Per i malati di cancro tali sostanze vengono date solo in fase terminale per allevviare la sofferenza, far credere che possano rallentarne l'evoluzione è pura sperimentazione sulla pelle di gente disperata. Grazie dell'ascolto

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