Novità interessanti sul fronte della lotta all’HIV, il retrovirus causa dell’AIDS. Stando a una ricerca pubblicata su AIDS Research and Human Retroviruses, la marijuana rallenterebbe gli effetti dell’infezione, dilungando nel tempo i danni del virus sul sistema immunitario. La ricerca, condotta dall’Health Sciences Center della Louisiana State University, in particolare si concentra sull’effetto benefico dell’assunzione cronica di THC sull’intestino.

Il team di ricerca, guidato da Patricia Molina, ha testato l’assunzione di THC su scimmie di sesso maschile, infettate con una variante molto simile al virus umano. La somministrazione continua della sostanza – ovvero il principio attivo della cannabis – contribuisce a rafforzare il sistema immunitario contro l’agente infettante, limitando l’entrata del virus nelle cellule ospite, bloccando l’integrazione del codice genetico nel genoma della cellula ospite, diminuendo la replicazione del virus e l’infiammazione dei tessuti. I dati provengono da 17 mesi di assunzione continua e migliorano con il tempo: più si assume THC, più limitati sono gli effetti dell’HIV.

In particolare, il tessuto linfoide dell’intestino (GALT) – uno dei più importanti target per l’HIV – rimane più sano fra le scimmie sottoposte all’assunzione di THC rispetto al gruppo di controllo. La presenza di recettori specifici per i cannabinoidi, infatti, aiuta l’apparato gastrointestinale a sviluppare una risposta all’infezione, riducendo lo stato infiammatorio e migliorando le condizioni generali di salute del soggetto sieropositivo. Come già detto, l’analisi è stata condotta su primati affetti da SIV, ma i ricercatori sono fiduciosi sul possibile trasferimento della scoperta all’uomo: il miglioramento del sistema immunitario, infatti, non è tanto correlato alla tipologia di virus in sé, quanto al rafforzamento delle difese naturali del corpo contro le aggressioni di qualsiasi agente esterno.

Particolarmente importanti, inoltre, sono gli effetti del circolo di THC sulla conta dei CD4, le cosiddette cellule T che sono la prima e più importante difesa per il sistema immunitario. I sieropositivi, così come le scimmie affette da SIV, vedono questi linfociti calare rapidamente di numero: l’organismo non riesce più a proteggersi dalle minacce esterne e, con il tempo, si sviluppa la fase conclamata della malattia. Non a caso, proprio la conta dei CD4 è fondamentale per stabilire quando la terapia antiretrovirale debba essere intrapresa. A quanto pare, la cannabis rallenterebbe notevolmente questa diminuzione, dilungando nel tempo la cura.

19 febbraio 2014
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