Cani uccisi dai loro padroni, 47.000 in Italia nel 2010

Cane chiuso in gabbia

Cani uccisi dai loro stessi padroni perché ritenuti “indesiderati”. Il loro numero, relativo al solo 2010, è altissimo: oltre i 47.000 casi, molti dei quali esemplari appartenenti a “cucciolate”. I dati sono stati diffusi da AIDAA, Associazione italiana difesa animali e ambiente, che denuncia come non solo l’abbandono e l’avvelenamento mettano a rischio la salute di questi animali.

Dei molti casi di maltrattamento che tutti i giorni vedono protagonisti i cani e altri animali domestici, ben oltre il 10% sembrano fare riferimento agli stessi padroni. Il fenomeno è diffuso soprattutto nel Centro e Sud Italia, ma anche al Nord nelle regioni Veneto, Lombardia (nella zona est rappresentata dalla provincia di Brescia) e in Emilia. Le aree con i valori più alti di violenza sugli animali domestici sono quelle rurali e agricole, maggiormente dedite alla pastorizia e alla caccia.

Pastorizia e caccia sono il motivo per cui un numero così alto di cani ogni anno viene abbattuto o lasciato morire. Un cane da pastore malato o semplicemente troppo vecchio per assolvere al proprio compito “abituale” viene trattato come un oggetto, abbandonato o lasciato morire perché non più utile.

Discorso simile, se possibile ancor più crudele, quello fatto da alcuni cacciatori. Sono cuccioli l’80% dei cani che subiscono queste violenze da parte dei loro padroni, che non li giudicano “idonei” all’attività di caccia e per questo motivo li sopprimono. Altra ragione per un numero così alto di maltrattamenti è l’importazione illegale dall’estero, che vede spesso coinvolti animali già malati, destinati alla soppressione qualora non venissero venduti.

Un rapporto quello reso noto da AIDAA che, oltre a disegnare un panorama piuttosto cupo per il migliore amico dell’uomo, non mancherà di riaccendere le polemiche intorno alla caccia, un tema che da anni vede contrapposti su fronti opposti cacciatori e animalisti.

Fonte: AIDAA blog

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  • Kal El

    I padroni dovrebbero prendersi cura dei loro cani, non sopprimerli perché non li “gradiscono”. Chissà quanti cani li amano nonostante le loro crudeltà, compresi quei gran “naturalisti” dei cacciatori…