L’amore che unisce cani e proprietari è più forte di qualsiasi intoppo comunicativo. Sebbene uomini e quadrupedi parlino linguaggi assai diversi, e fra di loro comprensibili, nei secoli hanno sviluppato una forma di comprensione reciproca e immediata, basata su sguardi, gesti d’affetto ed espressioni. Per quanto questa interpretazione risulti oggi estremamente efficace, in futuro le possibilità potrebbero essere decisamente più ampie. Secondo un recente studio condotto dalla Northern Arizona University, entro 10 anni potrebbero essere disponibili dei dispositivi in grado di tradurre il linguaggio dei cani.

La previsione deriva dallo studio delle modalità comunicative dei cosiddetti cani delle praterie, dei roditori abbastanza diffusi nel nord degli Stati Uniti. I ricercatori, guidati dall’esperto Con Slobodchikoff, hanno scoperto come questi animali sfruttino dei particolari versi, delle vere e proprie “parole”, per identificare oggetti e situazioni specifiche. Ad esempio, questi animali saprebbero distinguere verbalmente diverse specie di predatori, nonché assegnare un suono a un specifico colore, si tratti di abiti umani oppure del manto di un cane o di un coyote.

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Partendo da questa evidenza, i ricercatori pensano sia possibile isolare le “parole” espresse dagli animali, anche da quelli domestici, per decodificarne il linguaggio e giungere alla definizione di un vero e proprio dizionario. Un progetto che, avvalendosi delle peculiarità dell’intelligenza artificiale, potrebbe portare alla creazione di un dispositivo in grado di tradurre il linguaggio canino in umano e viceversa. Un proposito che potrebbe non essere troppo lontano nel tempo, con le prime soluzioni disponibili entro 10 anni. Così spiega l’esperto:

Molte persone amerebbero davvero parlare con i loro cani o gatti. O, almeno, scoprire cosa stiano cercando di comunicare.

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Naturalmente, non ci si dovrà aspettare una soluzione per una conversazione fluida o immediata, così come accade per le traduzioni in tempo reale da una lingua umana all’altra, bensì di uno strumento che permetta di capire con più facilità quali siano le esigenze dell’animale, riducendo errori d’interpretazione.

1 agosto 2017
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