Si segnala una tendenza positiva per quanto riguarda le stime legate ai metodi di soppressione, cani e gatti in rifugio spesso uccisi per mancanza di adozioni. Negli ultimi 40 anni negli Stati Uniti la percentuale è migliorata, circa un quinto in meno rispetto alle cifre degli anni ’70. Circa 15 milioni di cani e gatti sono stati sottoposti a eutanasia solo nel 1970, una cifra davvero alta come riferito da Betsy McFarland, vice Presidente di Humane Society of the United States.

Mentre recentemente la stima è scesa a tre milioni di animali all’anno, un numero sempre alto ma drasticamente positivo rispetto alle cifre precedenti. Un progresso rispetto alle percentuali del passato, che può solo migliorare fino ad azzerarsi. Merito del cambiamento è la forte campagna di informazione e sterilizzazione che ha coinvolto tutti gli americani, che ha decretato una diminuzione dei cani randagi e delle gravidanze indesiderate.

A contribuire a questo cambio di rotta è stata anche una rinnovata concezione degli animali, non più solo di tipo utilitaristico ma principalmente di tipo affettivo. Cani e gatti come parte integrante dei nuclei familiari, membri effettivi con ruoli e necessità. Molte le associazioni che, nel tempo, si sono battute per spronare gli statunitensi verso una rinnovata sensibilità. Il loro lavoro si concentra sulla necessità di salvare più animali possibili, così da evitare loro la soppressione in favore di una nuova casa.

Ma l’aiuto investe anche le famiglie che si rivolgono ai rifugi, spesso costrette da motivazioni di tipo economico oppure organizzativo. Come ad esempio la mancata possibilità di fornire cibo e cure ai loro animali, oppure una cuccia, un riparo, un recinto contenitivo adeguato. Le associazioni intervengono in soccorso fornendo alimenti, sacchi di crocchette, vaccinazioni gratuite, oppure reti e paletti per creare uno spazio delimitato. Il loro supporto dimezza gli abbandoni e la cessione dell’animale presso il canile, evitando così la soppressione dello stesso.

23 aprile 2014
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