I funzionari inglesi sono scesi in campo in soccorso dei tanti cani randagi che popolano le strade della Romania, in particolare quelle di Bucarest. Secondo i dati circa 300.000 esemplari sarebbero stati catturati, ingabbiati e soppressi dopo l’aggressione nei confronti di un bambino di 4 anni, accaduta l’anno scorso e che avrebbe causato la morte del piccolo. Nei confronti dell’accaduto le versioni sono sempre state divergenti tra chi sostiene che a uccidere il piccolo fossero stati i cani di strada, e chi invece conferma siano stati due cani padronali di guardia a due aziende private del posto. Infatti la società a capo delle due ditte sarebbe stata obbligata a risarcire la famiglia con 1.700.000 sterline.

Ma questo non avrebbe placato le acque, anzi avrebbe solo accelerato il percorso per la promulgazione di una legge che permettesse sia la cattura che l’uccisione dei randagi. Sono circa 1 milione i cani a oggi senza proprietario costretti a una vita di stenti e di terrore per le strade rumene. I funzionari inglesi avrebbero fatto pressione perché la problematica venga affrontata con metodi meno cruenti, meno aggressivi. Spesso gli stessi cittadini si prendono carico della situazione, catturando e uccidendo barbaramente i randagi. La terribile aggressione e morte del piccolo di soli 4 anni avrebbe aggravato una situazione fin troppo tesa.

La mancanza di strutture adeguate e di un programma di sterilizzazione imporrebbe una tempistica molto ridotta per una ipotetica adozione, solo 2 settimane prima della soppressione. I cani catturati in modo violento finirebbero in celle anguste in attesa dell’eutanasia. Sul territorio da 10 anni opera Save The Dogs and other Animals un’ organizzazione no profit coordinata dall’italiana Sara Turetta, che avrebbe dialogato con l’ambasciatore inglese in Romania Martin Harris.

Sosteniamo da tempo che gli abbattimenti e le soppressioni sono inefficaci, ma è indispensabile sensibilizzare e informare anche sui metodi di sterilizzazione dei randagi. In questo percorso riceviamo molto sostegno dall’ambasciata inglese e da quelle straniere, questo non ci fa sentire isolati.

23 giugno 2015
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