Quando si parla di cani randagi, si è soliti pensare alle grandi nazioni asiatiche come la Cina o, in alternativa, ai fatti di cronaca animale che hanno coinvolto Ucraina e Romania nell’ultimo biennio. Eppure anche i più avanzati stati europei si trovano a dover fronteggiare il randagismo ogni giorno, una questione che sta diventando sempre più grave anche data l’assenza di misure di contenimento efficaci, quali la sterilizzazione. Le ultime rilevazioni in merito arrivano dalla Gran Bretagna, dove nel 2013 si è registrato il tasso di 110.000 cani in libertà, 21 dei quali catturati e soppressi ogni giorno.

I dati provengono da una ricerca condotta da Dog’s Trust, un ente per la protezione dei cani più sfortunati del Regno Unito. Come già accennato, dall’aprile del 2013 al marzo del 2014 sono stati oltre 110.000 i randagi individuati, con 21 soppressioni al giorno. Questo perché i canili, già sovraffollati, sono tenuti all’eutanasia quando i quadrupedi non vengono reclamati da nessun proprietario.

Non è però tutto, perché la survey ha voluto indagare anche dei fattori aggiuntivi rispetto a un fenomeno così ampio. Si parte con le tempistiche legali, con il 72% dei proprietari Oltremanica ignari di come un cane possa essere reclamato solo entro 7 giorni dalla scomparsa, prima che venga soppresso. Ma non è tutto negativo quello che emerge: oltre a essere diminuiti i randagi di 1.000 unità rispetto alla rilevazione precedente, aumenta il numero di amici a quattro zampe che riesce a ricongiungersi con la famiglia d’origine: oltre 10.000 ogni anno.

I dati svelano anche come vi sia un gap tra le concezioni dei proprietari e quello che avviene realmente agli animali di strada. Il 96% degli intervistati ritiene che nel Regno Unito non circolino più di 20.000 cani randagi, mentre il 46% non ricorre all’aiuto delle autorità in caso di smarrimento del cucciolo domestico, preferendo invece affidarsi ad amici e conoscenti. Al contempo, emerge come tali proprietari tengano particolarmente a ritrovare il cane fuggito, con una media nazionale di 4,2 giorni di assenza dal lavoro l’anno proprio per dedicarsi alla ricerca attiva dell’animale. La gran parte degli intervistati, tuttavia, svela una certa ansia nell’ammettere a superiori e colleghi le reali motivazioni dell’assenza in ufficio, forse perché si teme di non ottenere i permessi richiesti o di essere derisi. Il 63% sfrutta i giorni di ferie accumulati durante l’anno, il 33% indica invece generiche ragioni familiari.

Infine, la ricerca pone in evidenza un problema fondamentale del randagismo, probabilmente comune agli altri paesi europei: i proprietari non sono ben informati sulle modalità di recupero e sugli enti da contattare in caso di smarrimento di un animale domestico, inoltre sarebbero ancora molti coloro che sottostimano l’importanza del microchip, un dispositivo essenziale per permettere ai cani fuggitivi di tornare fra le quattro mura di casa.

10 settembre 2014
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