Educare un cane è un’esperienza che richiede impegno e costanza e che al contempo gratifica e crea un legame forte con l’animale. Se poi i cani da educare devono a loro volta svolgere il ruolo di guida e supporto per persone con disabilità, è fondamentale che l’istruzione risulti corretta e completa.

In Nuova Zelanda lo sanno bene, tanto da abbinare a questo binomio importante una terzo protagonista: la prigione. I cani da impiegare come guida vengono addestrati dai carcerati della prigione di Spring Hill. Una concatenazione di elementi che non scontenta nessuno, piuttosto lascia una traccia benefica e importante.

I cani vengono affidati ai carcerati sin da cuccioli, sarà quindi loro compito seguirli passo dopo passo nell’educazione e nella crescita. Il rapporto che si crea è forte e ricco di fiducia, tanto da complicare il momento della separazione. Ma dopo 6 mesi i cuccioli vengono affidati ulteriormente ad un centro specializzato, per diventare cani guida a tutti gli effetti.

Noha ora è un cane operativo e impiegato sette giorni su sette nell’assistenza di un proprietario disabile, ma il suo posto è stato preso da una nuova coppia di cuccioli cioè Oscar e Ollie. Il programma ha ottenuto un buon successo tanto da convincere il manager della prigione, John Kanawa, nel suo proseguimento.

Convivere nella stessa cella, condividendo spazio e routine, all’inizio è risultato elaborato. Ma questa attività ha sviluppato le capacità dei singoli prigionieri, implementando la loro pazienza e comprensione.

L’inserimento di un animale in carcere è una pratica molto diffusa, un esempio fu il carcere Larch Correctional Facility di Yacolt, a Washington. In quel caso vennero inseriti alcuni gatti all’interno delle celle, condizione che migliorò l’atmosfera e le dinamiche relazionali.

7 settembre 2012
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