Con l’arrivo della bella stagione e dell’estate si ripresenta una problematica molto diffusa, un malcostume dato dalla superficialità nei confronti della scelta di un animale come amico di affezione. La triste realtà degli abbandoni che aumentano a dismisura le file del randagismo lungo tutto il territorio, cifre fin troppo alte e corpose. La voglia di accontentare un capriccio senza la giusta consapevolezza nei riguardi di un essere vivente crea una problematica nazionale, con cani stipati in grossi canili e pochi mezzi. Ma anche a piede libero per le strade dello Stivale, magari a ridosso delle zone trafficate, trasformandosi in un pericolo per loro stessi e per i guidatori.

Un’altra triste abitudine è la disinformazione nei confronti del microchip, elemento di riconoscimento fondamentale in caso di smarrimento o fuga del cane. Molti proprietari si dicono poco informati in merito, magari incapaci anche di recuperare i dati semplicemente consultando il veterinario di fiducia. Eppure la presenza di un chip potrebbe salvare moltissimi animali perché lo stesso ne identificherebbe la provenienza, strappandoli immediatamente al randagismo. Inoltre il chip permette al comune d’origine di monitorare il numero delle presenze sul dato territorio. Per questo motivo molti comuni a livello nazionale, in questo periodo dell’anno, organizzano giornate a tema per illustrare i benefici del chip sottocutaneo.

Per legge il microchip è obbligatorio e non ha costi aggiuntivi, solitamente è gratuito o al massimo il costo della visita, ma è un salvavita importantissimo. Durante le giornate informative associazioni animaliste, canili, Asl locali e volontari si prodigano per informare la cittadinanza con metodo e cura. La presenza di un chip sottocutaneo, del tutto indolore, garantisce l’inserimento dei dati del cane e del proprietario e la creazione di un’anagrafe canina. Una sorta di elenco di tipo regionale a cui fare riferimento in caso di smarrimento e fughe, ma anche di abbandoni volontari. Per qualsiasi informazione è possibile contattare: il veterinario di fiducia, l’Asl di zona, l’ufficio di competenza regionale ma anche le associazioni animaliste sparse lungo tutto il territorio.

20 maggio 2015
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