Il consumo di carne di cane continua a essere diffuso in molti paesi dell’Asia, in particolare in Cina. Gli animali vengono macellati per rifornire le cucine dei ristoranti o i banchi dei mercati di strada, dove le carcasse vanno a ruba perché si pensa la carne abbia degli effetti benefici sulla salute. Un’iniziativa di Animal Equality svela la crudeltà di questo commercio, con un video dalle immagini shock.

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Sul sito Senzavoce.org, iniziativa voluta da Animal Equality per richiedere il divieto di consumo della carne di cane, l’associazione animalista ha reso disponibile un video della mattanza in corso in oriente. Alcuni volontari sono riusciti a intrufolarsi in un macello di Zhanjiang, per riportare quel che è davvero uno spettacolo horror.

I cani sono chiusi in piccolissime gabbie, pensate per impedirne il movimento. Provengono da allevamenti intensivi, dalla strada o da furti: l’80% della popolazione cinese ha subito almeno una volta il furto di Fido. Giunto il momento della macellazione, tutti gli animali vengono riuniti in un grande recinto, dove vedono quel che succede a chi li precede e tentano di sfuggire terrorizzati. A questo punto un addetto ne immobilizza il collo con un guinzaglio, tramortendone la testa con un bastone: il cane perde così coscienza per qualche secondo e il rito macabro si ripete a ogni rinvenimento. Quindi, con l’animale ancora vivo, viene infilzato un grande coltello all’altezza del collo e il cane rimane agonizzante per una decina di minuti, del tutto cosciente dell’imminente morte. Nonostante la ferita e il copioso sanguinamento, infatti, i cuccioli muovono le zampe freneticamente nel tentativo inutile di scappare e salvarsi. Sopraggiunto l’ultimo respiro, gli esemplari vengono scuoiati e bolliti: la carne finirà nei ristoranti e il manto per la creazione di pellicce.

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Animal Equality richiede al governo cinese un intervento diretto per la cessazione della tortura e della mattanza di quel che è universalmente riconosciuto come un animale da compagnia. Sul sito dell’iniziativa, la possibilità di sottoscrivere una petizione a questo scopo. Data la durezza delle immagini – assolutamente non adatte a un pubblico sensibile – non riportiamo in calce la videoinchiesta-shock. Chi fosse interessato, troverà tutti i dettagli sul sito sopracitato.

9 aprile 2013
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