È allerta leishmaniosi nel bolognese, una malattia solitamente diffusa fra i cani ma che può essere trasmessa all’uomo, a seguito della puntura di pappataci. Negli ultimi mesi si sono registrati due decessi a causa della patologia, per un’infezione che ha coinvolto cinque persone. Dai medici e dai veterinari, tuttavia, giunge un’importante rassicurazione: non solo dalla malattia nella maggior parte dei casi si può guarire, ma vi sono anche comuni regole di prevenzione che possono ridurne fortemente l’incidenza.

Due persone anziane bolognesi, di 74 e 82 anni, hanno purtroppo perso la vita a seguito dell’infezione da leishmaniosi: ricoverate nel reparto malattie infettive dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, i pazienti accusavano un quadro clinico già compromesso, dovuto a problematiche pregresse. Per quanto preoccupante possa risultare la malattia e il suo trattamento, tuttavia, non vi sarebbero al momento condizioni tali da alimentare un immotivato allarmismo. Nella maggior parte dei casi, infatti, è possibile guarire dall’infezione. Il dottor Pierluigi Viale, direttore dell’Unità operativa Malattie Infettive dell’ospedale Sant’Orsola, così ha spiegato dalle pagine de Il Resto del Carlino:

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Nel caso dei due decessi purtroppo la reazione dei pazienti, arrivati con un quadro clinico già compromesso per altre patologie, non è stata adeguata a reggere l’alto grado di tossicità del trattamento. Ma normalmente la leishmaniosi è una malattia dalla quale si guarisce, la nostra unità operativa ha tutti i mezzi diagnostici e di cura adeguati a garantire un esito positivo a questi casi.

Molto può essere fatto sul fronte della prevenzione della leishmaniosi nei cani, così come confermato da Marco Melosi, presidente dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (ANMVI):

Un buon metodo per contrastare la diffusione dell’infezione è l’utilizzo di presidi ad attività “antifeeding”, cioè che impediscono l’alimentazione dei pappataci come i collari a base di deltametrina, così come prodotti a base di permetrina […] Da qualche anno esiste anche un vaccino, ma non protegge dalla puntura dell’insetto, per questo motivo sarebbe sempre utile associare al vaccino medicinali ad attività “antifeeding”.

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Fondamentale è seguire le indicazioni del proprio veterinario di fiducia, con controlli regolari e, soprattutto, optando per i dispositivi repellenti più adeguati per la protezione del quadrupede. Su questo fronte, il parere dello specialista è imprescindibile: alcuni dei prodotti ai cani possono risultare dannosi per i gatti, un fattore da tenere in considerazione qualora le due specie condividessero i medesimi spazi.

Fra le buone abitudini, oltre alla protezione con collari e repellenti, indicato sarà ospitare l’animale in casa nelle ore notturne così come limitare le passeggiate serali, quando i pappatacci sono più attivi, ma anche predisporre degli spazi protetti all’aperto, quali recinzioni e cucce coperte da zanzariere. Questi insetti, dall’aspetto molto simile proprio alle zanzare, sono particolarmente attivi in primavera e in estate, da marzo a ottobre.

30 marzo 2017
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