Cani e gatti, rinvenuto glifosato nel cibo: lo studio

Anche gli alimenti pensati per cani e gatti potrebbero essere contaminati da glifosato, almeno quelli in vendita negli Stati Uniti. È quanto rivela uno studio condotto dalla Cornell University, e pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Pollution, relativo alla contaminazione da pesticidi nei principali prodotti commerciali per animali domestici. Al momento, però, non vi sarebbero precisi motivi d’allarme: i livelli rilevati sarebbero bassi, entro la soglia di quanto considerato sicuro per l’uomo, e si dovrà ora vagliare se le stesse quantità possano essere adatte anche per cani e gatti.

I ricercatori hanno voluto analizzare alcuni dei più diffusi cibi per animali negli Stati Uniti, scegliendo tra i brand più popolari e optando per 18 alternative diverse, affinché l’intero ventaglio delle proposte alimentari venisse coperto. I prodotti, sia secchi che umidi, sono stati equamente suddivisi tra cibi a base di carne e di vegetali, a cui si è aggiunta anche una varietà certificata per l’assenza di ortaggi OGM. Dalle analisi, è emerso come tutte le alternative presentino una contaminazione da glifosato, in una fascia dagli 80 ai 2.000 microgrammi per chilo di alimento.

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Si tratta di livelli ridotti, così come già anticipato, considerati sicuri per il consumo umano, mentre per cani e gatti non è noto se queste quantità possano già determinare degli effetti o siano da considerarsi ugualmente sicure. In ogni caso, i ricercatori hanno stimato un’esposizione addirittura più limitata per gli amici a quattro zampe dal consumo di questi alimenti, pari allo 0.7% rispetto a quella a cui normalmente sono esposti gli umani con la dieta.

Sebbene i livelli di glifosato negli alimenti per animali ci abbia sorpreso, l’esposizione rimane comunque al di sotto dei limiti attualmente considerati sicuri.

Al momento, gli esperti non sono stati in grado di identificare l’origine della contaminazione, anche se la fonte plausibilmente è agricola:

Sappiamo che il glifosato è approvato solo per l’uso in agricoltura e non sembra si possa biologicamente accumulare negli animali, di conseguenza non riteniamo possa giungere dagli ingredienti di origine animale, la principale fonte di proteine di questi prodotti.

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Sebbene i ricercatori abbiano sottolineato come i livelli rilevati siano da considerarsi sicuri per il consumo immediato, il prossimo passo sarà quello di studiare eventuali effetti cronici, dovuti a un’alimentazione prolungata del tempo:

Il glifosato è presente nel cibo per animali e, nonostante non sembra esservi nessun rischio immediato, vi sono ancora dubbi sull’impatto cronico di basse dosi come queste.

3 ottobre 2018
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