Notizie e situazioni di maltrattamento su cani e gatti sono, purtroppo, eventi piuttosto presenti nel nostro quotidiano. La violenza può attuarsi attraverso canali diversi, non sempre è limitata al gesto e all’azione fisica. Per chi osserva come spettatore è indispensabile captare e riconoscere i segnali, anche se minimi, quindi agire segnalando l’accaduto. La legge è chiara in merito: negli anni sono state introdotte normative più incisive a tutela della salute e del benessere degli animali. A partire dalla pratica discutibile dell’abbandono, fino alle azioni violente e crudeli.

Spesso la mancanza di coinvolgimento nel sociale, quindi di una coscienza civile, permette che gesti e azioni violente possano passare sotto silenzio. Ma la legge spesso interviene in difesa dei cani e dei gatti che subiscono maltrattamenti, impedendo che ciò abbia seguito attraverso normative precise. Sono infatti vietate le gare e i combattimenti clandestini, quindi la detenzione illegale e inappropriata degli animali. Lo sfruttamento degli stessi per riproduzione e vendita non autorizzata, la violenza fisica e anche quella psicologica, infine l’abbandono.

Maltrattamento, i segnali da riconoscere

Non sempre riconoscere un cane o un gatto maltrattato è facile e immediato, nel caso del primo la fedeltà e l’abnegazione gli consentono di dimostrare amore e fiducia anche nei confronti di un proprietario crudele. Come anticipato l’abbandono rende l’animale randagio, quindi chi opta per la crudele pratica mette in atto un reato punibile dal Codice Penale con un ammenda o l’arresto. L’animale di casa dovrà risultare iscritto all’anagrafe gestita dall’Asl territoriale di competenza, quindi prevedere un collare con medaglietta e dati di riconoscimento e le vaccinazioni di rito. Il maltrattamento può subentrare quando l’esemplare è costretto all’aperto senza un adeguato riparo, in particolare se esposto alle variazioni del meteo e stagionali. Oppure è legato a catena per ragioni di sicurezza, ma questa non consente il minimo movimento perché troppo corta oppure costrittiva.

Inoltre è reato recludere l’animale in uno spazio angusto, fatiscente, senza le dovute norme igieniche e di salute, magari al buio e senza la possibilità di movimento. Non alimentarlo nel modo adeguato, costringendolo alla fame e alla sete rientra nelle violenze fisiche e psicologiche. Un esemplare sottoposto a sevizie, violenze fisiche di ogni tipo, magari all’utilizzo di collari e museruole costrittive, oppure sottoposto a fatiche non idonee alla sua indole, ma anche a maltrattamenti, lesioni, all’addestramento aggressivo e ai combattimenti fino all’intrattenimento a scopo di lucro e l’accattonaggio è un essere violato. È maltrattamento il trasporto non regolamentare durante un lungo viaggio, non con i dovuti accorgimenti e gli spazi adeguati, ad esempio animali stipati in un baule o reclusi in un camion. Oppure lo sfruttamento illegale dell’essere per la procreazione continua, per scopo vendita dei cuccioli. Fino all’utilizzo dell’animale per la produzione di pelli e carni, quindi una violenza continua che può condurlo alla morte.

Cosa fare

Indispensabile, se possibile, documentare la violenza con foto e filmati. In ogni caso rivolgersi alle autorità competenti di zona cioè alle Forze di Polizia, come Carabinieri, Corpo Forestale, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia locale (Municipale-Provinciale). In alcuni casi è possibile rivolgersi alle Guardie Zoofile, ma sono le forze dell’ordine quelle legalmente autorizzate a intervenire a salvaguardia dell’animale violato. La tempestività è sempre l’arma migliore per salvare un essere maltrattato.

13 ottobre 2014
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