Cani e gatti migliorano la salute mentale: lo studio

Cani e gatti sono ormai membri irrinunciabili di milioni di famiglie, validi compagni sia nei momenti di felicità che in quelli di sconforto. Sono ormai da tempo noti i benefici derivanti dall’accudimento di un quadrupede, dal maggiore movimento quotidiano alla riduzione dei livelli di stress. Un nuovo studio, tuttavia, evidenzia come Fido e Fufi siano degli eccellenti alleati per garantire e mantenere nel tempo la salute mentale.

La ricerca in questione è stata realizzata dalle Università di Liverpool, Manchester e del Southampton ed è stata pubblicata sulla rivista scientifica BMC Psychiatry. Gli esperti hanno analizzato 17 precedenti studi internazionali, per comprendere non solo la natura e la qualità del rapporto dell’uomo con gli animali domestici, ma anche come la loro vicinanza possa influire sui livelli di salute psicologica, identificando gli effetti eventualmente positivi, negativi e neutri dovuti alla convivenza.

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Dallo studio, è emerso come cani e gatti contribuiscano fortemente all’equilibrio mentale, sia nella vita di tutti i giorni che nelle relazioni sociali, nonché in ambito lavorativo. In particolare, gli esemplari domestici migliorerebbero autostima e convinzione personale, ridurrebbero ansia e preoccupazione dal dover interagire con gli altri, migliorerebbero addirittura condizioni gravi come la depressione o altre patologie psicologiche che limitano sensibilmente la qualità della vita del soggetto colpito. Vi sono tuttavia anche elementi negativi, connessi soprattutto alla sopraffazione d’emozioni dovuta alla perdita di un animale a cui si è legati, più difficile da superare nei soggetti affetti da disturbi a livello psicologico.

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Helen Brook, ricercatrice alla guida dello studio, ha spiegato come il contributo dei cani e dei gatti nella gestione dei disturbi psicologici sia innegabile, ma anche come siano necessari ulteriori studi per comprenderne il ruolo in specifiche condizioni, come ad esempio per gli esemplari guida o scelti come supporto emotivo. Inoltre, questi studi permetteranno di tracciare nuove linee d’azione, in concerto con psichiatri, psicoterapeuti e i loro stessi pazienti.

12 febbraio 2018
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