La salute di cani e gatti parte dalla ciotola, spesso il cibo che gli forniamo può risultare la giusta carica energetica per una salute perfetta oppure la causa di intolleranze, obesità e malattie. Molti i miti, le leggende e le falsità che circondano l’argomento cibo e animali domestici, per questo l’Associazione nazionale medici veterinari e Purina hanno deciso di stilare un decalogo che risponda alle reali necessità dei nostri quadrupedi. È nata così una relazione dal titolo “Sfatiamo i miti sulla nutrizione degli animali da compagnia”, che ha visto l’intervento e la collaborazione di specialisti, ricercatori e professori universitari di Medicina Veterinaria.

Molte le scelte errate che ricadono sulla salute di cani e gatti, come ad esempio la decisione di cibarli con lo stesso tipo di alimenti che portiamo in tavola. Come sostiene il dr. Marco Melosi, medico veterinario, specialista in malattie dei piccoli animali, presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari di Livorno e presidente ANMVI, le pietanze che prepariamo per noi non sempre sono indicate per la digestione e la salute dei nostri amici. Anzi fornire cibi elaborati, ricchi di grassi e condimenti, potrebbe favorire problematiche intestinali, quindi patologie quali diabete e obesità.

Cani e gatti hanno fabbisogni ed esigenze nutrizionali molto diversi rispetto a quelli umani, che variano significativamente fra l’altro in funzione dell’età, della taglia, del tipo di attività fisica. Basti pensare, ad esempio, che mediamente l’uomo ha bisogno del 15% di calorie provenienti da proteine, mentre il cane del 35% e il gatto addirittura del 45%. Rispondere in modo corretto a fabbisogni così vari con preparazioni casalinghe è molto difficile, in quanto richiede una conoscenza approfondita della loro fisiologia e il rispetto di ben 42 diversi parametri legati al contenuto di nutrienti. Uno dei rischi maggiori di un’alimentazione preparata in casa è quindi quello di offrire una nutrizione non bilanciata, che può ripercuotersi sulla salute del pet sul medio-lungo periodo.

Qualità e sicurezza, additivi ed etichette

Normalmente il cibo di produzione per animali, il petfood, dovrebbe rispondere a questo genere di esigenze. Ma alcune esperienze negative hanno condizionato il credo comune e in molti temono che il cibo in scatola sia composto da scarti alimentari e materie prime di pessima qualità. Ma come sottolinea il prof. Pier Paolo Mussa, docente di Tecnica mangimistica e alimentazione degli animali da affezione presso l’Università degli Studi di Torino – Diplomato ECVCN; membro del Comitato Scientifico per le Linee guida nutrizionali FEDIAF – esiste una regolamentazione precisa e piuttosto attiva nei riguardi del cibo in scatola. La normativa europea attua una serie di controlli fiscalissimi per quanto riguarda la qualità e la sicurezza delle materie prime e degli ingredienti utilizzati. È il Servizio Veterinario Nazionale che vigila sull’idoneità delle carni macellate per la produzione del cibo, animali allevati per consumo umano.

Per quanto riguarda gli additivi il professore circoscrive la zona alla presenza di vitamine, oligoelementi e antiossidanti necessari come completamento dell’alimento e della sua conservazione. Anche l’etichettatura è sottoposta a severi controlli sia da parte nazionale che europea, con valori, indicazioni e modalità sul cibo presente nel prodotto. Ovviamente lo stesso veterinario potrà indicare quale cibo può risultare più adatto al fabbisogno dell’animale di casa, specificando dosaggi e ingredienti. Una buona nutrizione agisce positivamente sull’aspettativa di vita di un quadrupede di affezione. La longevità nel tempo si è raddoppiata, come sottolinea la prof.ssa Paola Dall’Ara, docente di microbiologia e immunologia veterinaria all’ Università degli Studi di Milano. Un cane solo 40 anni fa viveva solo 6 anni, oggi in media può vivere 12 anni.

Infine, per rassicurare gli animalisti, per testare un cibo è esclusa la vivisezione. È ciò che sottolinea il dr. Melosi:

Per valutare l’efficacia del petfood la vivisezione non serve a nulla. Al contrario, sono sufficienti le consuete indagini veterinarie non cruente, come esami di feci e urine, che qualsiasi veterinario potrebbe trovare utile prescrivere ai propri pazienti.

Ovviamente è possibile chiedere al proprio veterinario di fiducia quali cibi comuni possono risultare adatti per l’alimentazione di cani e gatti, quali invece definiti tossici. Variare la dieta in modo costruttivo, con alimenti semplici e non elaborati, con cotture sane e lineari, potrebbe incentivare la loro salute.

10 novembre 2014
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