Cani e gatti abbandonati: un dramma in Venezuela

La profonda crisi economica che ha colpito il Venezuela non ha effetti unicamente sui cittadini, con la crescita esponenziale delle persone sotto la soglia di sussistenza, ma colpisce anche gli animali domestici. Così come riporta il Washington Post, infatti, sono in rapidissimo aumento gli abbandoni di cani e gatti, poiché le famiglie non sono più in grado di provvedere economicamente alle loro necessità. Un vero e proprio dramma, poiché i proprietari di animali non vorrebbero separarsi dai loro amici a quattro zampe, ma si vedono costretti a un atto così crudele poiché impossibilitati a sopravvivere diversamente.

Con l’inflazione volata a livelli inimmaginabili, e stipendi mensili dal valore di poco meno di 10 dollari al cambio attuale, affrontare le spese per Fufi e Fido è ormai impossibile. Così come riporta il quotidiano statunitense, acquistare un chilo di cibo per cani richiede ad alcuni proprietari, soprattutto fra coloro con salario minimo di legge, di investire l’equivalente di tre settimane di stipendio. Un’alternativa non perseguibile, poiché impedirebbe ai membri della famiglia di acquistare altri beni di prima necessità, come il cibo, o il pagamento delle bollette quando possibile. E così aumentano senza sosta gli abbandoni, con cani e gatti senza più dimora che affollano le strade di ogni città e strutture di accoglienza, quali canili e rifugi, al collasso. Le autorità di Caracas hanno confermato un aumento del 50% nel numero di randagi presenti nella capitale, il tutto in poco meno di un anno.

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Una tendenza che trova conferma anche dagli stessi gestori dei rifugi, così come sottolinea Esmeralda Larrosa, proprietaria del canile Kauna Animal Foundation:

Le persone sono obbligate a rivedere le loro priorità e i cani, nella maggior parte dei casi, non vi rientrano. L’aumento degli abbandoni a cui stiamo assistendo è davvero folle.

Nel frattempo, le stesse strutture non hanno più fondi per provvedere alla cura di cani e gatti, con decine di animali che vengono accolti ogni giorno e un calo significativo delle adozioni nell’ultimo trimestre, di più di un terzo. Gli animali hanno accesso a un quantitativo ridotto di cibo, risultano emaciati, e la mancanza di personale rende difficile la pulizia delle gabbie: la maggior parte delle strutture è sopraffatta dall’odore di urina e feci, in mancanza di denaro per garantire condizioni igieniche migliori.

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Mariant Lameda, a capo del Network of Canine Support, accudisce oggi ben 270 cani: nel corso del 2018 solo uno è stato adottato, contro i 200 del 2015. La motivazione di questo calo è sempre di natura economica:

È una situazione critica, oggi bisogna spendere tre volte tanto per garantire la sopravvivenza di ogni singolo animale.

Molti cittadini hanno deciso di lasciare la nazione per trasferirsi in altri Paesi del Sudamerica: nella maggior parte dei casi si sono visti negati la possibilità di portare con sé i loro animali domestici, per precise norme sull’immigrazione. Non si riesce però a trovare famiglie a cui affidarli, poiché nessuno vuole comprensibilmente farsi carico di una simile spesa, quindi per molti l’unica soluzione è l’abbandono. La situazione sarebbe talmente grave, sottolinea il Washington Post, che molti avrebbero addirittura deciso di rinunciare ai loro cani guida o di supporto per condizioni di salute, in particolare per non vedenti e persone affette da autismo.

14 settembre 2018
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