Non capita di rado che il cane di casa si renda protagonista di qualche disastro domestico o, ancora, disattenda le regole decise dal proprietario. Giunto il momento di una blanda ramanzina, però, quasi tutti i quadrupedi scodinzolanti sembrano condividere la medesima espressione: quella della colpa. Si tratti di uno snack fuori dai pasti, oppure di un quotidiano fatto in brandelli, l’animale assumerà un’espressione mogia, come se fosse consapevole dell’errore commesso. E, nella maggior parte dei casi, i compagni umani non sapranno resistere agli occhi languidi e lucidi, perdonando così l’animale. Delle nuove evidenze scientifiche, tuttavia, sottolineano come quello mostrato non sia senso di colpa, bensì paura.

L’evidenza giunge dagli studi della dottoressa Alexandra Horowitz, esperta nell’analisi cognitiva del comportamento canino, in due libri pubblicati rispettivamente nel 2009 e nel 2016: “Inside of a Dog: What Dogs See, Smell, and Know” e “Being a Dog: Following the Dog Into a World of Smell”. A quanto sembra, l’espressione che il proprietario interpreta come senso di colpa è, in realtà, una manifestazione della paura: in quell’istante, il quadrupede non sarebbe immediatamente consapevole dell’errore commesso, ma proverebbe timore per un’eventuale punizione.

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In una serie di test condotti proprio nel 2009, ad alcuni cani è stata offerta l’opportunità di disobbedire ai comandi del proprietario. Dopo aver adagiato una leccornia alla portata del cane, il proprietario stesso ha ordinato all’animale di non mangiarla, per poi abbandonare la stanza del test. La maggior parte dei quadrupedi, come facile intuire, ha ignorato il comando ricevuto quando in solitudine, per poi mostrare espressioni apparentemente collegate al senso di colpa al ritorno del compagno umano.

È però emerso come l’espressione in questione non venga assunta spontaneamente dall’animale, poiché conscio di aver disatteso le richieste della sua figura di riferimento, bensì sempre a seguito di un rimprovero. Inoltre, gli effetti sembrerebbero maggiormente pronunciati nei cani dalla tendenza obbediente, rispetto a quelli disobbedienti, un fatto che conferma come non sia di certo il senso di colpa a guidare l’animale. È invece la paura a stimolare questa reazione negli amici a quattro zampe: non vi è un reale pentimento per l’aver violato le regole, bensì timore delle conseguenze.

17 febbraio 2017
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