La compagnia di un cane è un dono prezioso in ogni fase della vita, soprattutto nella terza età. Recenti studi hanno dimostrato, infatti, come l’accudimento di un quadrupede aiuti gli anziani a praticare movimento e ridurre la pressione arteriosa, nonché a gestire al meglio lo stress e i momenti di solitudine. Ora una nuova ricerca, condotta in Australia dall’Università di Melbourne, svela come gli amici a quattro zampe possano essere utili anche per i pazienti affetti da morbo di Alzheimer.

L’ateneo, in collaborazione con le organizzazioni Dementia Australia e Seeing Eye Dog Australia, ha vagliato gli effetti sui pazienti dovuti dall’impiego di 20 cani di razza Labrador, appositamente addestrati per gestire soggetti affetti da profonde problematiche neurologiche, come proprio il morbo di Alzheimer. Dalle sperimentazioni sul campo, accompagnate da personale formato, è apparso immediatamente evidente come i cani possano essere determinanti per aumentare la qualità della vita negli anziani, soprattutto quando in gioco vi sono difficoltà di memoria, confusione e problemi di riconoscimento.

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I cani in questione sono stati sottoposti a un training speciale, più lungo e impegnativo rispetto ai quadrupedi guida impiegati in altri disturbi, data la gravità del morbo di Alzheimer. In particolare, questi esemplari sono stati addestrati affinché possano riconoscere i momenti di confusione e di perdita di memoria dei loro proprietari, aiutandoli a mantenere la calma, riappropriarsi degli spazi ed evitare di ferirsi. Ad esempio, quando il cane percepisce un certo smarrimento dell’anziano, si posiziona rapidamente al suo fianco e, dopo aver invitato il paziente a sedersi, si assicura non solo rimanga al sicuro, ma che possa ricevere affetto e attenzioni per tutta la durata del periodo critico. Non è però tutto, poiché questi animali sono anche in grado di gestire compiti più quotidiani, come l’incentivare la camminata e il movimento, assicurarsi che i proprietari assumano tutti i farmaci e i pasti della giornata, quindi che si corichino correttamente ogni notte.

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Sebbene a oggi non esista una cura che possa invertire il percorso del morbo, bensì solo trattamenti che mirano a limitarne gli effetti nel tempo, gli studi australiani hanno svelato come la presenza del cane stimoli i pazienti a recuperare parte della loro indipendenza, nonché a ridurre il senso di solitudine e smarrimento durante gli attacchi. Ancora, si sono fatte meno frequenti conseguenze come incidenti domestici, cadute, ferite e molto altro ancora.

9 novembre 2017
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