Cani e gatti sono importanti nelle vite delle persone tanto quanto il partner, i figli e gli amici. Proprio per questo motivo, negli ultimi tempi si sta valutando l’ipotesi di consentire il diritto alla visita con animali domestici per le persone detenute nelle carceri italiane, sebbene permangano dei problemi di natura amministrativa e logistica. Lo spiega Il Tirreno, raccontando la storia di un carcerato di Cecina.

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La questione è stata sollevata da Paolo Pierucci, un uomo di 37 anni originario di Cecina e detenuto nella casa circondariale di San Gimignano, il quale ha scritto un appello affinché gli venga garantita la possibilità di incontrare i suoi amati cani. Un fatto di per sé non impossibile – pare che un simile caso sia stato risolto con successo presso la struttura di Sollicciano – se non per problemi logistici dei penitenziari italiani.

Sempre Il Tirreno riporta le giuste osservazioni di Carmelo Cantone, provveditore delle strutture di reclusione della Toscana, in merito alla questione:

È già abbastanza difficile, viste le condizioni dei penitenziari, riuscire a garantire gli incontri con i familiari, figurarsi quelli con gli animali domestici. […] Nel vuoto normativo sull’argomento nulla toglie che questa strada sia in certi casi percorribile, e quella di poter vedere il proprio cane è senz’altro una richiesta legittima da parte di un recluso. Ma resta il problema della logistica: pensare, in caso, al necessario allestimento di apposite aree attrezzate per cani all’interno dei penitenziari, quando gli stessi hanno in larga parte enormi legati al sovraffollamento degli ospiti umani, e non solo, rende questa proposta allo stato impraticabile per moltissimi istituti. Bisogna comunque riconoscere che, talvolta, visite del genere sono avvenute, sia pure in casi isolati.

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In altre parole, non vi sarebbero impedimenti di natura normativa per il ricongiungimento tra il detenuto e l’animale domestico, piuttosto una certa impossibilità degli istituti nel fornire un ambiente e una struttura consona a questo scopo. Con il sovraffollamento delle carceri, la complessa gestione delle strutture, i compiti sempre più gravosi per la polizia penitenziaria, cani e gatti non potrebbero al momento essere accolti e tutelati. Nulla vieta, però, che gli istituti oggi in situazioni meno gravose o un miglioramento futuro dei penitenziari italiani non rendano questa possibilità una consuetudine affermata.

31 maggio 2013
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