Green Hill, nuovo tassello legale nella vicenda dell’allevamento di Beagle di Montichiari: la Cassazione ha confermato il sequestro preventivo dei cani, annullando così l’ordinanza precedente del Tribunale di Brescia. I cani rimarranno al momento presso le famiglie affidatarie, in attesa del processo vero e proprio.

>>Scopri l’attesa per la decisione della Cassazione

La richiesta alla Suprema Corte era stata avanzata dalla Procura di Brescia, intenzionata a ribadire il sequestro probatorio dei Beagle per la sussistenza di un humus di reato, tra cui possibili maltrattamenti degli animali. La stessa Green Hill qualche giorno fa aveva rinunciato al ricorso per il dissequestro dei cuccioli, forse per una rinnovata strategia legale.

Le motivazioni per la conferma della Cassazione non saranno rese note prima di un mese, ma le associazioni esultano perché questa indicazione potrebbe dare vigore alla tesi accusatoria. I cani rimangono quindi sequestrati – lo stesso sequestro passa da probatorio a preventivo – e affidati alle famiglie scelte da LAV e Legambiente, ma vale la pena ricordare come non si tratti di un’adozione definitiva, essendo i cuccioli stessi elementi di prova.

Le due associazioni hanno comunque emesso una nota per comunicare la loro soddisfazione per la sentenza della Cassazione, un segnale molto importante per la salvaguardia e la tutela dei cani d’allevamento per scopi di sperimentazione:

>>Leggi della rinuncia al ricorso da parte di Green Hill

«La pronuncia della Corte di Cassazione è una nuova positiva tappa della vicenda giudiziaria dopo la recente sconfitta di Green Hill davanti al gip del tribunale di Brescia, che ha accolto la richiesta della procura di Brescia a maggior tutela dei beagle destinati alla sperimentazione animale. La Cassazione ha confermato la volontà del sequestro dei Beagle, che con questa decisione diviene preventivo rendendolo così più forte. I nostri legali sono impegnati per intervenire nel processo, che a breve si aprirà, per punire i responsabili di maltrattamenti aggravati anche dalla morte, e di uccisione di animali, per far chiudere definitivamente l’allevamento bresciano».

1 marzo 2013
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