Esistono modi di dire e luoghi comuni che investono il mondo animale e caratterizzano il nostro linguaggio, come ad esempio il termine canicola in riferimento a un’estate calda. In pochi sanno che il termine prede nome dalla stella Sirius, parte integrante dalla costellazione Canis Major,e in particolare al suo movimento di salita e discesa in tandem con il sole. Questo particolare momento corrisponde con la parte finale di luglio fino alla fine di agosto, quindi il mese più caldo dell’anno.

Indossare un collare è una pratica antica che scava nel passato, mentre l’utilizzo della targhetta di riconoscimento è molto più recente. Necessaria per trasportare i cani da un posto all’altro, senza incappare in sanzioni, la decisione di certificare i quadrupedi ha poco meno di un secolo e ha avuto origine a Cincinnati. Le targhette di metallo sono poi diventate una sorta di moda tra i soldati durante la Prima guerra mondiale. Invece il cartello classico del Attenti al Cane (Beware of Dog) possiede un’origine molto più antica, e trova il suo equivalente in quel termine latino di Cave Canem presente nelle rovine romane come ad esempio Pompei. Ma anche lo stesso Shakespeare lo cita ne La Tempesta.

Secondo un’antica credenza la saliva del cane era l’ideale per curare ferite e tagli, non a caso l’immagine di San Rocco da sempre è raffigurata con un cane che inumidisce con la lingua la sua mano. In realtà i medici non concordano con questa credenza, piuttosto sostengono l’effetto benefico delle coccole e delle carezze. Mentre per quanto riguarda il look e la toelettatura in pochi sanno che alcune razze possiedono un pelo che è indispensabile tosare con costanza, come ad esempio i Barboncini, I Poodle, i Puli, i Komondor e il Pastore Bergamasco. Se lasciato crescere a dismisura si può annodare creando matasse ed enormi dreadlocks.

Infine una curiosità legata alle pulci, secondo alcuni studi quelle che colpiscono anche il cane si chiamano Ctenocephalides felis ovvero pulci da gatto. Sono state ribattezzare così perché scoperte per la prima volta sul pelo di un simpatico micetto, nel lontano 1834. Da allora il loro nome non è cambiato dimostrando come le pulci, in realtà, amino allo stesso modo cani e gatti.

11 ottobre 2013
Fonte:
Lascia un commento