Le condizioni dei cani in Cina si fanno sempre più complesse, tanto da sfiorare il paradosso. E non solo perché gli animali domestici sono spesso poco rispettati dai cittadini, ma anche per delle recenti norme di legge che rischiano di rendere l’accudimento problematico. È quel che racconta il giornalista Adam Minter, riportando un provvedimento fatto in fretta e furia e passato in sordina sui media internazionali.

A quanto pare, lo scorso mercoledì è stato instaurato il National Companion Animal Standardization Committee, un comitato voluto dal governo centrale per regolare il possedimento di cani a scopi di compagnia. Le ragioni sarebbero apparentemente connesse alla sicurezza pubblica, ma in realtà si ipotizza che le nuove regolamentazioni siano state pensate per porre rimedio a una precedente norma arbitraria, che ha vietato il possedimento domestico di cani di altezza superiore ai 35 centimetri o appartenenti a razze specifiche, come gli affettuosi Collie.

Così facendo, dallo scorso primo giugno nella sola Pechino 1 milione di cani denunciati all’anagrafe, a cui si aggiungono ovviamente quelli non regolarizzati, si sono trovati improvvisamente fuori legge. La soluzione barbina voluta dall’Ufficio di Sicurezza Pubblica della città, per evitare che molte persone si imbattessero in severe multe e anche nel rischio del carcere, è stata quella di consegnare tutti i cani illegali ai canili, sebbene nessun proprietario abbia davvero aderito all’appello.

Nell’impossibilità di risolvere questo pasticcio, anche data la comprensibile scarsa collaborazione dei cittadini, il nuovo comitato ha deciso di stabilire delle linee guida basate su supposti criteri “scientifici”, tra cui la tipologia di fisico, la resistenza, l’inclinazione all’addestramento e l’esclusione di ogni patologia. Tutte le razze, in definitiva, verranno inserite in precisi canoni, delle caselle inviolabili. Per tutti gli esemplari che si troveranno illegali per la seconda volta, invece, non è dato ben sapere quale sarà il futuro: saranno soppressi? Saranno sottratti con la forza alle famiglie?

È quel che si chiede il giornalista, nel raccontare la vicenda di un Barboncino a tre zampe che da anni è accudito dai vicini di casa. Proprio perché menomato fisicamente, questo cane sarebbe inibito su tutto il territorio di Pechino e l’eutanasia diviene quindi una possibilità più che reale. Un vero e proprio paradosso, di conseguenza: un cane amato, sano e accudito, strappato forse ai suoi famigliari perché tutt’altro simbolo di perfezione fisica. Per molti, però, le norme imposte dall’alto non sarebbero altro che la dimostrazione della paura del governo centrale: i cani in Cina sono da sempre associati alla borghesia, quindi si teme che la nascente classe media si occidentalizzi troppo, minando così la sopravvivenza dell’impianto politico della nazione.

4 aprile 2014
Fonte:
Lascia un commento