I cani potrebbero essere di fondamentale importanza per capire il cancro alle ossa dei bambini. È quello che emerge da una ricerca in corso in quel di Portland, negli Stati Uniti, dove si analizza l’osteosarcoma di Fido – praticamente identico al tumore dei più giovani – per trovare nuove vie alla cura di una patologia che lascia poche speranze.

Non si alterino gli oppositori alla sperimentazione animale: questo studio non prevede nessuna sofferenza per i cani coinvolti, tutti già affetti dal tumore ancora prima di entrare a far parte della ricerca. Agli animali, per nulla privati dell’amore dei proprietari, vengono infatti somministrate delle molecole in dosaggi di sicurezza – affinché non sviluppino reazioni allergiche o effetti collaterali gravi – per capire quanto la farmacologia possa intervenire sulle chance di sopravvivenza. E i risultati pare siano ottimi: il trial si è proposto di raggiungere almeno 24 mesi di sopravvivenza post trattamento per i cani malati, un’eternità se rapportata alla vita dell’uomo, ma i dati di follow up dimostrano addirittura una media di 29. Così spiega Charles Keller, ricercatore del OHSU Knignt Cancer Institure:

Il più comune tumore osseo dei cani è lo stesso nei bambini. La biologia è davvero simile. […] Vogliamo trovare un modo per creare dei trattamenti personalizzati quando vi è un riacutizzarsi del tumore. È sempre una scommessa sapere se un farmaco possa aiutare un paziente a vivere più a lungo. Vogliamo trasformarla in un’ipotesi plausibile.

Senza pretesa di essere esaustivi, la cura di questi cani – oltre 40 esemplari, già affetti da tumore prima di partecipare ai trial – avviene con molecole e farmaci già noti per essere effettivi su questa tipologia di cancro. Ma, anziché avvenire la somministrazione tramite dosaggi standardizzati per tutti i pazienti canini, si analizzano a fondo le condizioni di salute dell’animale, così come le sue peculiarità biologiche, per elaborare dei trattamenti ad hoc. E pare sia un obiettivo estremamente importante, perché ogni organismo risponde in modo diverso ai farmaci antitumorali così come alle nuove molecole in via di sperimentazione, tanto da rendersi necessario un profilo di cura altamente personalizzato.

La ricerca è finanziata anche dalla Tray Foote Foundation, un’organizzazione nata in ricordo di un giovanissimo purtroppo deceduto per l’osteosarcoma. E non solo si è scelto di investire perché il ragazzo ha sempre dimostrato un amore profondo per i cani, ma anche perché questo nuovo approccio appare decisamente promettente. Passeranno ovviamente degli anni prima che le scoperte sul cane possano essere sperimentate sull’uomo, ma vi è un cauto ottimismo. Tra alti e bassi, così come lecito attendersi, tutti gli animali hanno visto un allungamento delle loro aspettative di vita.

5 marzo 2014
Fonte:
KGW
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