Da qualche tempo a Norcia, in provincia di Perugia, si assiste a una sospetta moria di volpi e lupi, forse uccisi da malintenzionati tramite delle polpette di carne avvelenata. Ma in soccorso di questi animali selvatici arriva il migliore amico dell’uomo: il cane. Il Corpo Forestale dello Stato, che da alcune settimane sta indagando sull’accaduto, ha infatti deciso di avvalersi dell’aiuto di cani “antiveleno”.

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Le vittime del possibile avvelenamento sono diverse e aumentano giorno dopo giorno: un cane, un lupo, due volpi e una quindicina di cornacchie. La statistica smentisce casi di morti accidentali o per cause naturali, così il Corpo Forestale Dello Stato del Parco Nazionale del Gran Sasso ha allertato il Nucleo Cinofilo Antiveleno e nella giornata di ieri è scattato un blitz di perlustrazione, alla ricerca di vere e proprie trappole chimiche abbandonate nei prati e nei boschi.

Le ricerche non hanno portato alla scoperta di bocconi avvelenati, bensì del corpo esanime di una volpe, probabilmente vittima di una di queste polpette di carne. L’animale è stato consegnato all’istituto zooprofilattico locale per gli esami autoptici del caso, mentre le indagini proseguono senza sosta.

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L’importanza dei cani antiveleno in queste singolari situazioni, dove le azioni scellerate dell’uomo rischiano di mettere a repentaglio la sopravvivenza di specie delicate come appunto i lupi, è una grande risorsa che la stessa Unione Europea ha voluto finanziare con 700.000 euro. Istituito proprio grazie al Progetto Life dell’UE, il Gruppo Cinofilo oggi al Gran Sasso è l’unico centro specializzato in Italia e vede fra le sue fila diversi Pastori Belga Malinois, Labrador Retriever e Border Collie. Chiamato “Antidoto, il nucleo antiveleno ha anche un sito Web dedicato e il suo intervento può essere richiesto al Corpo Forestale dello Stato grazie alla numerazione telefonica nazionale 1515.

15 marzo 2013
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