Il sensibile olfatto canino è sempre più di frequente sfruttato per opere di salvaguardia ambientale, nonché nella possibile diagnosi precoce di varie patologie. Dopo i cani addestrati per riconoscere i livelli d’inquinamento delle acque, arrivano dagli Stati Uniti i quadrupedi esperti in feci di animali selvatici: il loro contributo sembra sia fondamentale per opere di contenimento e conservazione delle specie più a rischio.

Il programma Conservation Canines è stato avviato già dal 1997 presso l’Università di Washington. In un centro dell’ateneo, oltre 40 cani vengono addestrati su una superficie di 4.300 acri, affinché possano riconoscere le feci degli animali selvatici e aiutare i ricercatori non solo a identificare gli esemplari, ma anche a pianificare tecniche di conservazione e ripopolamento. L’affidabile olfatto canino permette a ogni quadrupede di riconoscere almeno 12 specie, tra cui ghiottoni, tapiri, iguane e, in alcuni casi particolari, anche l’orca oceanica.

Dalle pagine dell’edizione statunitense di Wired, si apprende in che modo l’addestramento avvenga e, come facile intuire, è il gioco che stimola i quadrupedi ad apprendere nuovi comandi e a concentrarsi su determinati odori rispetto ad altri. L’esempio è quello di Tucker, un Labrador energico e vitale, presente nel centro dal 2006. Inizialmente l’animale ha preso confidenza con delle feci d’orca poggiate sul terreno, affinché potesse familiarizzare con il caratteristico odore. Dopodiché, il training si è spostato in acqua: l’esemplare ha così imparato a riconoscere gli scarti del mammifero marino fra tanti disposti su apposite strutture galleggianti. Il tipo d’insegnamento impartito è stato a rafforzamento positivo e ricompensa: ogni volta che il quadrupede ha identificato correttamente le feci in questione, ha ottenuto un piccolo premio.

Perché, tuttavia, un simile progetto risulta d’importanza fondamentale per la salvaguardia delle specie a rischio? Come sostiene l’addestratore Heath Smith, la possibilità di riconoscere e raccogliere i rifiuti fisiologici degli animali permette di ottenere una fonte alternativa del loro DNA e, non ultimo, di monitorarne i movimenti o di comprenderne la distribuzione fra esemplari maschi e femmine. In questo modo, si possono avviare degli studi sulle specie più a rischio riducendo di molto il contatto umano, non interferendo così nella loro normale esistenza.

9 febbraio 2015
Fonte:
Lascia un commento