A quanto pare i cani amano le vacanze tanto quanto i proprietari. È quello che è emerso da uno studio condotto su 29 esemplari di proprietà, quindi sui loro livelli di stress. La curiosità è legata alla reazione nei confronti dell’ingresso in uno spazio nuovo, come una pensione, dove i livelli di eccitazione riscontrati sono risultati mediamente molto alti. Secondo i ricercatori britannici a capo dell’esperimento, un periodo in un rifugio o in una pensione non causerebbe stress, ma piuttosto una forma di esaltazione data dal luogo diverso. Al pari dei proprietari che decidono di partire per godersi le vacanze, l’ingresso in un box di una pensione potrebbe essere un’esperienza gradita all’amico di casa.

I ricercatori hanno analizzato i cani sia dal punto di vista fisico che comportamentale, ad esempio attraverso la misurazione degli ormoni dello stress, i corticosteroidi e l’adrenalina. Quindi tramite una serie di reazioni definite spontanee come sollevare la zampa, leccarsi il naso, sbadigliare, ma anche esternazioni di agitazione e irrequietezza. Inoltre gli studiosi hanno osservato i livelli di cortisolo e di creatinina, solitamente presenti in relazione a una situazione di benessere o di stress.

Questo stato di eccitazione confermerebbe la comprensione, da parte dei cani, della nuova situazione legata a una tempistica breve. La partenza dei proprietari e il soggiorno in pensione verrebbero perciò vissuti in modo dinamico, con la consapevolezza di poter godere di attenzioni e giochi, sfruttando la possibilità di fare nuove amicizie. Il cane vivrebbe questo cambio della routine casalinga come momentaneo, accogliendolo con emozione. Non percependo l’abbandono o la sofferenza, mentre lo stress da separazione risulterebbe contenuto e sostituito dalla felicità data dalle nuove attività.

Al pari del suo proprietario, il quadrupede vivrebbe l’ingresso in pensione come una sorta di vacanza, perché consapevole della tempistica della permanenza. Nonostante altre ricerche collaterali puntino a sottolineare l’inesattezza di questi risultati, lo studio è stato pubblicato sulla rivista Physiology and Behaviour ed è stato seguito in team dalle University of Lincoln, University of Birmingham, Queen University di Belfast e il Royal Veterinary College.

27 giugno 2014
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