Secondo alcuni studi condotti da Adam Wilkins e Richard Wrangham, su una teoria proposta dal biologo cognitivo Tecumseh Fitch, l’addomesticamento del cane non gioverebbe all’animale. Tutti e tre gli studiosi hanno identificato un ruolo importante della cresta neurale, ovvero di alcune cellule staminali embrionali. Wilkins, dell’Università Humboldt di Berlino, e Wrangham, della Harvard University, avevano focalizzato la loro attenzione su queste cellule particolari e sul loro coinvolgimento sul comportamento facciale. Al contempo avevano intercettato una teoria molto interessante esposta da Fitch, sull’alterazione della cresta neurale.

Secondo il biologo, una modifica di questo tipo sarebbe alla base della docilità canina data dall’addomesticamento, ovvero dalla vicinanza con l’uomo. Nonostante il cane possieda antenati predatori, nella sua versione domestica e addomesticata condivide con i suoi simili tratti e comportamenti affini. Tratti di un’evoluzione lenta, che anche lo stesso Darwin aveva intercettato circa 150 anni fa. I mammiferi che dimostrano una forma di domesticazione appaiono più docili, mansueti, con una modifica del colore del manto, le orecchie cadenti e una riduzione del formato dei denti. Anche il muso e il cranio cambiano forma, al pari della coda e delle orecchie. Presenti anche alterazioni a livello ormonale, della concentrazione di neurotrasmettitori, con dimensioni ridotte del prosencefalo e un atteggiamento più giocoso e infantile.

Secondo gli studi affrontati da Darwin, i cani addomesticati sembravano appartenere a un gruppo familiare diverso dai cugini predatori. L’incidenza delle cellule della cresta neurale pare aver subito un’alterazione data proprio dal tipo di educazioni subita. La mansuetudine e l’addestramento dei primi cani selvatici deve aver favorito una selezione naturale verso gli esemplari più ubbidienti, tranquilli. Questi devono aver sviluppato una sorta di deficit della cresta neurale, con lenta maturazione delle ghiandole surrenali. Una modifica ravvisata anche nelle volpi di tipo domestico, che presentano alterazione dello stesso tipo di cellule staminali e riduzione delle ghiandole surrenali. Le stesse che agirebbero normalmente rilasciando gli ormoni dello stress per l’azione della lotta e della fuga.

Gli studiosi vogliono ampliare il discorso e la ricerca analizzando il comportamento di topi e volpi, ma sono certi che la condivisione di spazi e la conoscenza con l’uomo hanno avuto effetto sullo sviluppo dei cani. Di sicuro l’addomesticamento ha condizionato la loro indole, facendogli perdere l’atteggiamento selvaggio ma al contempo l’uomo senza il cane al suo fianco non avrebbe potuto evolvere e prosperare fino a oggi.

16 luglio 2014
I vostri commenti
Roby, mercoledì 16 luglio 2014 alle9:07 ha scritto: rispondi »

Cosa che penso da sempre!!! Ottimo articolo grazie d'esistere

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