Esistono alcune curiosità che circondano il mondo canino che, nonostante l’amore e l’affetto, non sono particolarmente conosciute. Addirittura termini di uso comune che rimandano al cane stesso, ma che di cui si ignora l’origine. Ad esempio la parola canicola, che viene utilizzata per indicare un periodo di intenso calore, deriva dal latino canicula, cioè piccolo cane: si riferisce a Sirio la stella più luminosa della costellazione del Cane Maggiore. Sorge e tramonta con il Sole dal 24 luglio al 26 agosto, il suo significato trova origine nel periodo egizio quando la stella avvertiva delle inondazioni del fiume Nilo. Esattamente come un cane vigile, la stessa Sirio svolgeva il suolo di guardia e avvertimento. Durante il Medioevo il periodo della canicola coincideva con la festa di San Guinefort, il santo cane molto in voga nella credenza popolare dell’epoca.

Ma le particolarità legate alla figura del cane sono tante, ad esempio l’introduzione della registrazione canina tramite medaglietta è piuttosto recente ed è tutta made USA. Circa un secolo fa la città di Cincinnati, in Ohio, decise di utilizzare piccole targhette di metallo con nome e dati, così da poter ricongiungere cani smarriti e proprietari sbadati. La pratica venne scherzosamente associata alle medagliette di identificazione utilizzate dai soldati durante la Prima Guerra mondiale, tanto da ricevere un soprannome molto simile ovvero “dog tags”. Invece il cartello di avvertimento con la scritta “attenti al cane” ha origini antichissime, addirittura nel periodo dei romani, dove i mosaici nelle case portavano la scritta Cave Canem. Un esempio gli scavi di Pompei, dove compare un famosissimo disegno di un cane con la dicitura sottostante.

Saliva, pulci e tosatura

Una delle notizie più strane riguarda l’identificazione delle pulci, scovate per la prima volta nel 1834 sopra il pelo di un gatto: per questo motivo il loro nome tecnico è Ctenocephalides felis. Ma questi parassiti infestati non sono particolarmente fiscali, possono disturbare cane e gatto in egual misura. In particolare in cani molto trascurati senza il giusto utilizzo dell’antiparassitario e della tosatura, quando occorre. Molti esemplari, ad esempio, se non curati nel modo migliore potrebbero sfoggiare un pelo molto lungo, tendente all’arricciatura e alla formazione di grovigli difficili da districare. Un esempio su tutti il Barboncino che, per necessità di convivenza casalinga, possiede un manto morbido, soffice e ben tosato. Se così non fosse il suo pelo risulterebbe un compendio di nodi e dreadlock. Altre invece possiedono un manto naturalmente arricciato e attorcigliato che è importante seguire, tosare e regolare con costanza, come ad esempio la razza ungherese del Puli e del Komondor ma anche quella del cane da pastore Bergamasco.

Infine un’ultima curiosità è legata alla saliva dei cani, considerata un tempo come rimedio medico. Una leggenda popolare più che una realtà provata scientificamente, spesso proposta attraverso dipinti e immagini sacre come ad esempio la figura di San Rocco. L’immagine mistica protettrice degli appestasti è spesso raffigurata accanto a un cane che lecca una ferita, con la falsa credenza che la saliva dell’animale fosse in grado di curare il dolore e le lacerazioni. Un’informazione errata perpetrata dalla tradizione popolare e religiosa. Una leggenda portata avanti anche dagli antichi greci e romani, che consideravano la saliva un rimedio contro l’avvelenamento. Ma la realtà è un’altra, perché l’animale è attirato dalle ferite solo perché il siero risulta dolciastro, quindi interessante per il loro olfatto.

15 dicembre 2014
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