Una storia commovente arriva dal Regno Unito dove un cane, Glory, sta imparando nuovamente a camminare. Di origine rumena e adottato da una coppia inglese, il cane è privo di ben tre zampe. Grazie all’impiego di speciali protesi, però, l’animale sta lentamente tornando alla vita.

Glory, una cagnolina meticcia, ha vissuto per anni nel randagismo di Bacau, una cittadina rumena nei pressi del Mar Nero. Adottata da un fattore locale, qualche mese fa ha subito l’attacco di alcuni teppisti, una ferocia che ha portato all’amputazione di ben tre zampe su quattro per le gravi lesioni subite. Un’associazione animalista locale ha raccontato la storia della cagnolina sul proprio sito Web e Vanessa Bamkin, una donna di Carlisle, si è offerta per un’adozione.

Può sembrare eccessivo che un cane venga trasportato a 2.000 chilometri di distanza per trovare una nuova famiglia, quando i canili locali pullulano di animali in cerca d’amore, ma bisogna considerare come la singolare menomazione di Glory non l’ha purtroppo resa un esemplare papabile. Giunta nel Regno Unito, però, la cagnolina ha trovato dei proprietari amorevoli pronti a investire ingenti somme per la sua salute. Con una spesa di 4.000 sterline e il coinvolgimento dell’azienda Orthopets, la famiglia adottiva è riuscita ad acquistare quattro protesi per il cane, ora impegnato in una riabilitazione per imparare a camminare nuovamente.

Indossa le sue nuove gambe tre volte al giorno, pochi minuti alla volta. Sembra molto felice quando le porta. Ma non vediamo l’ora di scoprire la nuova vita di Glory, ne varrà la pena.

I produttori delle protesi hanno spiegato come il processo che attende la cagnolina sarà duro e impegnativo, con risultati tutti da scoprire. La sostituzione di ben tre arti è un fatto rarissimo, tanto che la società non ricorda simili casi in Europa, quindi la rinascita di Glory servirà anche alla scienza per interventi futuri su altri cani sofferenti.

Non abbiamo mai sentito di un caso di triple protesi in Europa, sarà interessante analizzare il suo caso e vedere come progredirà.

4 ottobre 2013
Fonte:
Immagini:
I vostri commenti
elfjo, venerdì 11 ottobre 2013 alle13:26 ha scritto: rispondi »

Premettendo che sono assolutamente favorevole alla SA, se fatta entro i precisi limiti imposti dalle regolamentazioni in vigore; premettendo che questo articolo non parla di SA nel merito, e mi pare mantenga un punto di vista neutrale, mi pare che i commenti a questo articolo siano sideralmente fuori tema. E mi pare che la veemenza dei commenti stessi sia ugualmente fuori luogo: ripeto, sono un razionalista convinto, sostenitore della SA quando necessaria e nelle forme più eticamente avanzate e attente, ma non vedo in quest'articolo nessuno spunto polemico nei confronti della SA, e di conseguenza non capisco le ragioni di commenti al calor bianco a proposito di quest'ultima. Sì, ok, le protesi senz'altro derivano da studi fatti in laboratorio su animali in vivo, e quindi? Attenzione: l'accanimento è sempre una boiata, che sia dalla parte degli animalisti, o che sia da parte dei difensori della SA. Porta sempre a pensare che chi urla lo fa perché ha poco da dire, non perché ha ragione...

Giulia, venerdì 11 ottobre 2013 alle11:15 ha scritto: rispondi »

Francesco, lo sai vero che la sperimentazione in vitro non è un metodo sostitutivo della sperimentazione animale ma solo un metodo aggiuntivo? Senza la sperimentazione animale non ha senso,

Stefania, venerdì 11 ottobre 2013 alle10:18 ha scritto: rispondi »

Ma ce la fate, sì? Da dove avete preso la granitica idea che questa testata e/o questo singolo giornalista siano CONTRO la sperimentazione animale? Vi è bastato l'ordine dell'admin di una pagina FB e siete arrivati in branco senza neppure verificare. Bravi 92 minuti di applausi per voi e per la vostra cecità. Continuate così, rendendovi ridicoli e postando foto irridenti e ridicole come quella fastidiosa "limoneepeperoncino" La scienza un giorno vi ringrazierà, eroi da tastiera.

Marco Grigis, venerdì 11 ottobre 2013 alle3:28 ha scritto: rispondi »

ATTENZIONE: commentatori a favore della sperimentazione animale, vi ringrazio per i vostri interventi. Non comprendo, però, l'insistenza sul tema: questo articolo non è né a favore né contro la sperimentazione animale. Non la cita nemmeno. E la testata Greenstyle, negli articoli dedicati, ha sempre scelto un campo neutrale lasciando spazio sia alle opinioni a favore della sperimentazione sia alle opinioni contrarie. Io stesso qualche mese fa, in un intervento sul divieto al ricorso agli animali per la sperimentazione cosmetica, ho ben specificato come l'ambito farmacologico o di ricerca su patologie necessiti di un discorso ben diverso e articolato. Ora, non credo sia il caso di inondare questo articolo - ripeto, non è né a favore né contro la sperimentazione - che tratta semplicemente di una vicenda di cronaca animale, senza giudizi di alcuna sorta. Mi sembra che si sia preso di mira l'articolo solo perché parla di animali su una testata green. Ma essere amanti degli animali e dell'ecologia non necessariamente rende ciechi sulle necessità della scienza e della cura, né tantomeno trasforma giornalisti e lettori in invasati privi di senno.

Enrico, giovedì 10 ottobre 2013 alle23:40 ha scritto: rispondi »

Prendo questo articolo come spunto per una riflessione. E' effettivamente bello esprimere contentezza per un cane che torni a camminare grazie ad una protesi. Almeno per me non v'è dubbio sulla valenza positiva di ciò. Ma va anche considerato come questo risultato sia stato raggiunto. Non è certo piovuto dal cielo o infuso nelle menti dei veterinari che l'hanno sviluppato grazie ad una folgorazione sulla via di Damasco. Il punto è che, oltre al settore farmaceutico, un altro dei settori che trae moltissimi benefici della ricerca animale è quello protesico. Il cane dell'articolo potrà continuare a camminare grazie a ciò che è stato fatto a suo vantaggio (ed ad altri cani ed umani nelle medesime condizioni) dalla sperimentazione animale. Delle due una: o malediciamo il cane dell'articolo ed i medici cjhe lo hanno salvato, perché ciò è derivato dalla sperimentazione animale. Oppure gioiamo per il cane dell'articolo, ma allora dobbiamo riconoscere la valenza positiva della ricerca che lo ha salvato. Vale la pena di pensarci un attimo

Lascia un commento