Clonare il proprio cane scomparso per 50 mila dollari. Questo è quanto ha deciso di fare un’ex trader londinese, la 40 enne Danielle Tarantola. Non rassegnandosi alla morte del suo piccolo “Trouble“, la donna ha scelto quindi il ricorso al discusso genetista coreano Hwang Woo Su per dare vita a “Double Trouble”, il suo “nuovo” cucciolo.

Una decisione che ha fatto non poco discutere animalisti e non di tutto il mondo, non solo per la cifra ben oltre le tasche di molti affettuosi padroni. In tanti si sono posti la domanda più spontanea in casi come questo: è davvero giusto ricorrere ad una simile tecnica? Inevitabili le implicazioni di carattere morale, ma anche strettamente legate al risultato: il cane clonato sarà davvero come il nostro caro amico scomparso?

Mentre l’opinione pubblica si divide sull’argomento per i motivi già citati, sembra particolarmente felice della scelta operata Danielle Tarantola. Secondo quanto dichiarato dalla donna, che già nel 2005 si era messa in contatto con l’azienda sud-coreana, il possibile ricorso alla clonazione del suo “Trouble” era stato ipotizzato già prima che il cane morisse:

L’idea mi era venuta già prima che Trouble morisse. Ero incuriosita al pensiero che potesse incontrare il suo doppio. Allora ho deciso di aspettare. Non potrò mai sostituire Trouble, ma amo Double Trouble con tutta me stessa.

Danielle sembra fugare anche i dubbi e le perplessità espresse dai critici riguardo la colorazione del manto e il comportamento di “Double Trouble”:

Non hanno conosciuto Trouble quando era piccolo e si basano solo su alcune fotografie. Il modo in cui mi guarda Double Trouble poi è lo stesso del mio piccolino scomparso. Adora anche fare lo stesso gioco: nascondersi sotto il letto e mordicchiarti i piedi quando ti avvicini.


Che la somiglianza sia reale o trovata ad ogni costo dall’eccentrica padrona, le perplessità al riguardo non vengono meno. Clonare un animale vuol pur sempre dire aprire la propria casa ad un cucciolo con cui instaurare una nuova e duratura amicizia. Davvero giusto ricorrere a metodi estremi come questo quando migliaia di cani desiderosi di affetto sono costretti a vivere nei canili?

18 gennaio 2012
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