Si chiama Mick ed è un bellissimo esemplare di Labrador nero, che per i primi 6 anni della sua vita ha svolto il ruolo fondamentale di cane antidroga. Ora il cagnolone vive in un centro americano che opera per il recupero delle vittime della tossicodipendenza, una scelta che si è rivelata vincente. Lo spazio si chiama Loft 107 e ha sede a Brooklyn, una struttura sobria, tranquilla, che ospita 17 persone e fornisce un serie di servizi quali incontri, sedute ed eventi. Il passaggio di persone è vario e continuo e gestito in modo preciso dal fondatore Joe Schrank e dal suo staff.

L’idea di ospitare un cane della narcotici si è rivelata positiva, nonostante i timori iniziali legati al suo ruolo e alla sua predisposizione. Joe Schrank aveva paura che Mick, con la sua presenza, potesse lanciare un messaggio errato sia agli ospiti fissi che a quelli ambulatoriali. L’obbiettivo non era quello di terrorizzarli, ma di sostenerli nel loro percorso. Il Loft 107 è un luogo di passaggio durante la loro evoluzione personale, l’ultimo step prima del reinserimento nel quotidiano. La struttura aiuta gli ex tossicodipendenti a rimanere lontani dalle droga, è quindi importante che varcando la soglia non portino sostanze.

Mick, dopo un periodo di prova, ha iniziato a trascorrere del tempo utile con tutti gli abitanti o gli avventori del luogo. La sua presenza discreta, anziché terrorizzare, ha garantito conforto e sicurezza. Una piccola annusata segnala eventuali sostanze presenti nello spazio, evitando quindi al personale sgradevoli controlli e perquisizioni all’entrata. Chi varca la porta è consapevole della presenza del cane, quindi è incentivato a seguire il percorso impostato dal Loft 107. Ovviamente, dopo tanti anni di servizio, Mick e Joe Schrank hanno seguito insieme un corso di aggiornamento durante il quale l’uomo ha imparato a interagire con il cane antidroga nel modo più corretto. L’associazione che ha affidato il cane alla struttura ha prima valutato lo spazio, quindi il personale e se ci fossero tutti i presupposti per una giusta e felice coabitazione.

Se i familiari dei pazienti sospettano movimenti strani chiedono l’intervento di Mick anche fuori dalla struttura, così che possa individuare e stanare eventuali tracce nascoste. Ma all’interno di Loft 107 convivono altri due cani: un sonnacchioso Bulldog di nome Churchill e un riservato Mastiff di nome Luci. Durante gli incontri di gruppo i tre cani presenziano nella stanza in modo serafico, svolgendo semplicemente il loro ruolo di cani. Mentre Mick dimostra la sua indole vivace e Luci osserva in disparte un po’ timida, il simpatico Churchill russa sereno sul divano magari accanto a qualche paziente. Come la pet therapy insegna, niente come un cane riesce a tranquillizzare un animo inquieto: l’assenza di giudizio, di odio o rancore garantisco accettazione anche a chi vive nell’incertezza.

8 novembre 2013
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