Sta suscitando grandi polemiche il caso di un cane ucciso a Auckland, in Nuova Zelanda, per aver interrotto le normali attività dell’aeroporto locale. Protagonista della vicenda è un quadrupede addestrato per la ricerca di ordigni: l’animale, fuggito sulle piste della struttura, è stato soppresso per garantite la ripresa delle operazioni dello scalo. Grande indignazione dai viaggiatori sui social network, dove in molti hanno condannato la decisione dell’aeroporto, così come anche dalle associazioni animaliste.

Grizz, un cucciolo di 10 mesi addestrato per il ritrovamento di bombe e ordigni presso l’aeroporto di Auckland, è sfuggito ieri notte al controllo dei poliziotti, forse perché spaventato da un improvviso rumore. Trovando i cancelli a ridosso delle piste aperti, il cane ha trovato un nascondiglio nelle vicinanze dei percorsi di decollo e atterraggio degli aerei. I piloti, per evitare rischi sia alla sicurezza dei passeggeri che dello stesso animale, hanno quindi deciso di sospendere i voli in attesa che il quadrupede potesse essere recuperato.

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Dopo tre ore di tentativi falliti di recupero, considerata anche la ritrosia e la paura dell’esemplare nel farsi raggiungere, lo staff dell’aeroporto ha richiesto aiuto alla polizia, suggerendo la soppressione del cane. Tracy Phillips, ispettrice di polizia presso il distretto di Manukau Counties, ha spiegato come l’Aviation Security Service (Avsec) non abbia avuto alternative all’uccisione del giovane quadrupede, una giustificazione non però sufficiente per placare le polemiche:

I nostri pensieri sono per lo staff coinvolto dell’Avsec. Questo non è il risultato che tutti avremmo voluto, la richiesta di coinvolgimento della polizia è stata l’ultima delle possibilità.

La notizia è velocemente circolata sui social network, dove la risposta dell’opinione pubblica e delle associazioni animaliste è stata decisamente dura. Molti hanno chiesto spiegazioni puntuali sull’accaduto, in particolare sottolineando per quale ragione non si sia fatto ricorso a tranquillanti per l’animale, con l’aiuto di esperti veterinari. Altri, invece, affermano come il ritardo di 16 voli non rappresenti comunque una giustificazione sufficiente per la soppressione di un animale. Così come dichiarato da una viaggiatrice di uno dei voli coinvolti, inoltre, tutti i passeggeri sarebbero stati informati dei motivi del ritardo e gli stessi si sarebbero dimostrati più che disponibili all’attesa pur di salvaguardare il cucciolo.

L’Avsec ha promesso di indagare a fondo sul caso, ma le polemiche non sembrano scemare: il dibattito è infatti tutt’ora aperto a livello globale, complice proprio la rapidità di diffusione della notizia sui social network.

17 marzo 2017
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