Cane ansioso: come riconoscerlo?

Anche i cani, così come gli umani, possono soffrire di ansia. Come riconoscere, tuttavia, uno stato di disagio per il nostro amico a quattro zampe, non essendo dotato di parola? I comportamenti messi in atto in una situazione di paura possono essere molteplici e contrastanti, quindi arrivare a una diagnosi – e una soluzione – potrebbe essere tutto fuorché che semplice.

Fortunatamente, però, vi è la codifica di alcuni segnali che potrebbero dipanare ogni dubbio su una possibile sindrome ansiosa canina. Il primo fra tutti è l’abbaiare: il cane non abbaia sempre nello stesso modo, ogni suono sottende a un’emozione diversa. Può trattarsi di una reazione di gioia, di nervosismo, di aggressività o proprio di terrore.

In questo caso, a richiedere attenzione sono quei vocalizzi tra l’affranto e l’aggressivo, in genere di breve durata, accompagnati da un lamento simile al pianto dei neonati. Il cane, in questo modo, cerca di attirare l’attenzione del proprietario verso eventi che non desidera affrontare, come l’interazione con altri animali domestici o la paura di dover rimanere da solo.

Vi è poi uno specifico linguaggio corporale: quando il cane è agitato, tende a spostare il peso sulle zampe anteriori, in una posizione di ritiro. E, molto spesso, si siede con fare tremolante. Attenzione, poi, a orecchie e occhi: quando ha paura, Fido tende ad abbassare e avvicinare al capo le orecchie, mentre lo sguardo assume quell’espressione dolorante che volgarmente viene definita da “cane bastonato”.

Ma quali sono i tipi di ansie provate da Fido? Si parte dall’ansia di separazione, come già spiegato in un precedente articolo. I cani faticano a comprendere il senso del ritorno e, di conseguenza, ogni volta che li si lascia da soli temono di essere abbandonati per sempre. Nonostante le esposizioni ripetute, e la controprova reale del ritorno del proprietario, si tratta di un terrore ancestrale difficile da eradicare. Vi sono poi paure comportamentali legate alla relazioni con simili o coinquilini, come il gatto di casa, oppure fobie verso oggetti inanimati quali sedie, cuscini, televisori e chi più ne ha più ne metta. Non manca nemmeno il classico terrore dell’acqua o il sentore immotivato di ingerire alimenti potenzialmente avvelenati. In tutti questi casi, l’unica arma in possesso del proprietario è l’esposizione continua: forzare il cane a vivere spesso queste situazioni di disagio affinché si trasformino in naturali e accettabili. Per far questo, ci si può aiutare alla logica del premio: per ogni evento terrorizzante, una manciata di crocchette e tante coccole dovrebbero ridurre lo stress e associare al momento difficile un’emozione positiva.

26 novembre 2012
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