La Camelina è un’antica pianta del continente americano, che fa parte della famiglia della senape. Poco o nulla considerata per moltissimi anni, sta lentamente ponendosi al centro dell’attenzione di alcuni produttori di energia, perché potrebbe rivelarsi a breve la materia prima per il biocarburante del futuro.

Oggi chi segue l’argomento sa bene che quello sui biocombustibili è uno dei dibattiti più infiammati in materia di energie rinnovabili. La diplomazia e la politica mondiali si dividono su questa alternativa alle vecchie fonti fossili. Alcuni paesi ne appoggiano apertamente la produzione, come il Brasile, leader mondiale nel mercato del biocombustibile, nel suo caso estratto dalla canna da zucchero, e gli Stati uniti, che ne sostengono la produzione con incentivi, anche come indiretto sostegno dell’agricoltura nazionale.

Altri paesi invece hanno frenato le loro politiche di incentivazione dei biocombustibili, come recentemente l’Unione Europea, o addirittura ne hanno condannato la produzione, come il premier inglese Gordon Brown. Il fulcro del dibattito sta nei tanti problemi insiti nella produzione di biocarburanti.

Oggi infatti questo tipo di combustibili viene ottenuto da prodotti quali il grano, la barbabietola da zucchero, la soia o l’olio di palma. La coltivazione intensiva di questi prodotti
significa 2 ordini di problemi, entrambi di straordinaria gravità per l’ambiente globale:

  • la deforestazione
    Foreste primarie vengono rase al suolo per far spazio a queste coltivazioni e aumentare la produzione di carburante. Un esempio gravissimo è dato dall’Indonesia, che per i suoi ritmi di deforestazione è considerato da alcuni il terzo paese per livello di inquniamento al mondo (link)
  • la fame nel mondo
    L’utilizzo di generi commestibili per la produzione di carburanti mette in competizione diretta il mercato alimentare (sia globale che locale, dei paesi esportatori, generalmente in via di sviluppo) con quello energetico, con prospettive potenzialmente catastrofiche, che già si misurano in molte aree del mondo con l’impennata dei generi alimentari di prima necessità.

La camelina si presenta al mondo come potenziale soluzione a questi “inconvenienti” del biocarburante. I punti forti di questa pianta infatti sono la sua elevata capacità di crescere in terreni inadatti alla coltivazione di altri prodotti commestibili, e in condizioni meteorologiche anche ostili. Inoltre, dato che se confermato potrebbe essere di grande importanza, la Great Plains (società che commercializza questo combustibile) sostiene che coltivata in rotazione col grano, potrebbe perfino aumentare la produttività originaria del campo. Aumentando quindi le risorse alimentari piuttosto di ridurle.

Ovviamente come sempre vanno pesate le entusiasti osservazioni dei produttori, e solo il tempo potrà dire l’effettiva veridicità di queste entusiaste affermazioni. Ma la speranza di un biocombustibile davvero sostenibile è una prospettiva che potrebbe significativamente spingere il mondo delle energie alternative, dando un importante contributo ad uno sviluppo energetico sostenibile.

22 settembre 2008
I vostri commenti
paola, mercoledì 30 dicembre 2009 alle14:43 ha scritto: rispondi »

Io la uso come condimento per non appesantire il fegato, il gusto è molto delicato. ciao

francesco, venerdì 26 settembre 2008 alle20:15 ha scritto: rispondi »

in effetti è vero. Tra i vari contro dei biocombustibili, ho letto recentemente che se si calcolano le emissioni dell'intero ciclo produttivo, contando quindi il trasporto e la produzione, a volte i biocombustibili addirittura superano le emissioni complessive dei combustibili fossili! Comunque ne riparleremo certamente in un prossimo post

Françoise Lalonde, martedì 23 settembre 2008 alle15:41 ha scritto: rispondi »

Al di là di tutti i pro e contro già menzionati nell'articolo, trovo che prima di parlare della potenziale utilità dei biofiuls bisogna considerare un aspetto fondamentale ossia quello dei "costi" relativi al trasporto produttore- consumatore. Si tratta di costi altissimi di emissioni di CO2 che non vanno certamente omessi dalla valutazione complessiva dell'utilità dei biocarburanti.

Paolo, martedì 23 settembre 2008 alle12:07 ha scritto: rispondi »

Molto interessante la notizia. Un grosso in bocca al lupo per la nuova iniziativa ONEGREEN!!!

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