Un rapporto presentato il 13 ottobre da parte di Chuck Hagel, segretario alla difesa degli Stati Uniti, e intitolato “2014 Climate Change Adaptation Road Map” parla del cambiamento del clima come un rischio assolutamente attuale, che fa da “moltiplicatore di minacce”.

Oltre agli effetti sull’ambiente, che già vediamo, comporta anche il rischio di instabilità globale legata a problemi di fame, povertà, conflitti, che indirettamente determina. Secondo quanto ha affermato Hagel in un comunicato:

La perdita dei ghiacciai peserà sulle forniture di acqua in diverse aree del nostro emisfero.

Le distruzioni e devastazioni da uragani possono piantare semi di instabilità. Siccità e cattivi raccolti possono lasciare milioni di persone senza alcuna fune di salvataggio e innescare ondate di migrazioni di massa.

Uno dei pericoli per i militari statunitensi che hanno le loro basi sulle coste, particolarmente numerose in siti come la regione di Hampton Roads, in Virginia, è proprio l’innalzamento del livello del mare. Anche però la siccità va valutata con attenzione, soprattutto in quei Paesi come Medio Oriente e Africa, dove le forze militari statunitensi intervengono e dove potrebbero nascere disordini politici proprio legati alla scarsità delle risorse.

Da questo punto di vista anche il terrorismo, come quello legato al gruppo di estremisti dell’Isis, potrebbe essere legato a questi problemi. In particolare proprio alle criticità che toccano l’agricoltura, determinando l’insoddisfazione di chi ne ha bisogno per vivere, e questo avrebbe portato ad un aumento di adesioni al movimento. Lo dice Marcus King, esperto di cambiamenti climatici e affari internazionali, alla George Washington University.

Il concetto che ne esce e che fa da rottura rispetto ad atteggiamenti precedenti, è l’ammissione di quanto il surriscaldamento globale, sia un problema attuale, che sta già manifestando i proprio effetti.

La Road Map prevede azioni di mitigazione e adattamento, in particolare nei confronti dell’aumento della temperatura globale, del cambiamento dei modelli di pioggia e dell’aumento del livello del mare, in modo da garantire la sicurezza nazionale contro qualsiasi tipo di rischio.

È quello che ha risposto Joshua Busby, professore associato in Affari Pubblici, all’Università di Austin, in Texas, all’Associated Press, che cita l’inventario federale dei gas a effetto serra per le rilevazioni, fatte nel 2010, delle emissioni da parte del Dipartimento della Difesa e arrivate in quell’anno a raggiungere quelle dell’intero Cile. Mitigazione quindi, ma non riduzione.

Sicuramente una spinta più decisa è venuta agli Stati Uniti dal Summit sul clima, svoltosi a NewYork il 23 settembre, preceduto da una mobilitazione enorme a livello mondiale, ma fermarsi alla mitigazione non è sufficiente. Forse è il caso di prenderlo come punto di partenza concreto, in attesa della COP20 a Lima il 9 dicembre 2014.

16 ottobre 2014
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, sabato 18 ottobre 2014 alle0:41 ha scritto: rispondi »

Ma che bella scoperta.......Non hanno ancora capito che se non ci limitiamo noi ci pensa la Natura, e il virus Ebola è compreso tra le sue tante armi .

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