Fervono i preparativi in vista della COP21 che si svolgerà a dicembre a Parigi. È appena stato pubblicato il testo preliminare realizzato dall’ONU, che servirà per la discussione degli accordi per la riduzione delle emissioni e verrà ulteriormente elaborato dal 19 al 23 ottobre durante i colloqui intermedi a Bonn, ultima sessione prima della Conferenza delle Parti.

Il testo, ridottosi di molto rispetto a quello del luglio scorso (siamo passati dalle 89 pagine alle 20), si divide tra la definizione di impegni giuridicamente vincolanti e decisioni che continueranno la loro evoluzione. Il limite che ci si è dati riguardo alle temperature da non superare è stato quello dei 2°C rispetto all’età preindustriale.

Si è stabilito inoltre che le nazioni aderenti ogni 5 anni dovranno presentare dei piani aggiornati, degli “Intended Nationally Determined Contributions” (INDC) che permettano continuamente di aggiornare gli obiettivi in modo sempre più ambizioso in vista del raggiungimento della soglia decisa.

Tra gli argomenti trattati anche quello del “loss and damage”: si parla del fondo che al 2020 dovrà arrivare ai 100 miliardi di dollari all’anno e che dovrà aiutare i Paesi più poveri, che non hanno contribuito all’effetto serra, ma che subiscono i danni più ingenti, ad affrontare la sfida dei cambiamenti climatici, con la specifica che potrà essere col tempo incrementato.

Non si parla più invece di aviazione e trasporti marittimi, che nella bozza precedente erano soggetti anch’essi a una certa quota di riduzione delle emissioni. Manca una regolazione a livello nazionale e ora sembra che una loro ridefinizione non verrà nemmeno da questo accordo.

Il documento è stato firmato dai due copresidenti della COP21, il diplomatico algerino Ahmed Djoghlaf e lo statunitense Dan Reifsnyder. Arriverà sul tavolo di discussione a Bonn, ma il quadro generale non è incoraggiante: sono ancora 49 i Paesi “ritardatari” che non hanno ancora presentato i loro impegni volontari, la scadenza per i quali era il 1 ottobre.

L’ultimo dei Paesi maggiori emettitori di CO2 ad aver delineato il proprio piano di impegni è stata l’India: ha promesso appena pochi giorni fa di arrivare ad un 40% di energia elettrica fornita dalle fonti rinnovabili entro il 2030 e di ridurre le proprie emissioni, allo stesso anno, del 33-35% rispetto ai livelli del 2005.

7 ottobre 2015
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, mercoledì 7 ottobre 2015 alle23:25 ha scritto: rispondi »

Che strano , nessuno si impegna a contenere anche l'aumento demografico mondiale, il vero motore della problematica generale, forse per egoistici e miopi interessi economici, ovvero "dopo di me il diluvio" , come disse a suo tempo il re di Francia Luigi XV. Poveri posteri, certo non li invidio .

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