I cambiamenti climatici comprometteranno la produzione di energia elettrica in tutto il mondo. L’allarme arriva da un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Climate Change. La ricerca è stata realizzata dai ricercatori dell’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) in Austria e della Wageningen University in Olanda.

L’équipe di scienziati coordinata da Michelle Van Vliet ha esaminato i dati di 24.515 centrali idroelettriche e 1.427 centrali termoelettriche. In queste due tipologie di centrali avviene il 98% della produzione di energia elettrica globale. Entrambe le tecnologie dipendono dalle risorse idriche per riuscire a produrre energia e per garantire un corretto funzionamento dei sistemi di raffreddamento.

Attualmente questi impianti utilizzano l’acqua dolce di laghi e fiumi, ma nei prossimi decenni le ondate di siccità estrema e l’aumento delle temperature ridurranno la disponibilità di risorse idriche in molte regioni del mondo.

Tra le aree più vulnerabili figurano gli Stati Uniti, le regioni meridionali del Sud America, il Sudafrica, l’Europa centrale e meridionale, il Sud-Est asiatico e l’Australia meridionale. In queste aree la riduzione delle precipitazioni annue e l’aumento delle temperature saranno più marcati. Di conseguenza la produzione di elettricità nelle centrali idroelettriche e termoelettriche subirà un grosso calo.

Secondo le stime degli esperti dal 2040 al 2069 oltre il 60% delle centrali elettriche in esercizio in tutto il mondo produrrà meno energia a causa del riscaldamento globale. I ricercatori suggeriscono all’industria energetica di studiare strategie di adattamento efficaci e adottare nuove tecnologie più efficienti.

Per riuscire a soddisfare il fabbisogno di elettricità globale nei prossimi decenni l’impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione energetica non dovrà essere sottovalutato.

Tra le misure indicate dagli esperti figurano: l’utilizzo del gas al posto del carbone per la produzione di energia; una gestione migliore delle risorse idriche nei periodi di siccità; il miglioramento dell’efficienza energetica delle centrali; l’impiego di acqua marina o aria per il raffreddamento degli impianti produttivi.

5 gennaio 2016
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