I cambiamenti climatici porteranno a un incremento di violenza, povertà e malattie. La sfida che i governi mondiali si trovano a dover affrontare andrà ben oltre le già gravi conseguenze legate ai disastri naturali e alla perdita di biodiversità.

A rischio per via dei cambiamenti climatici sarebbe lo stesso equilibrio economico e sociale su cui si basano le nazioni, soprattutto quelle con le economie più deboli. A sostenerlo il nuovo rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), le cui anticipazioni mostrano un’anteprima di quanto verrà reso noto nel mese di marzo.

Secondo il report IPCC i cambiamenti climatici imporranno pesanti cambi d’assetto per quanto riguarda la povertà nei vari Paesi, dove il divario tra ricchi e poveri assumerà tratti ancora più marcati, con particolare drammaticità per quanto riguarda le nazioni a minor reddito. Una minaccia che interesserà sempre più anche le risorse alimentari mondiali. A cominciare dal granturco, le cui produzioni diminuiranno fino al 2% ogni 10 anni nel corso del secolo.

Malgrado la necessità di risorse alimentari sia in costante crescita per l’aumento della popolazione mondiale i cambiamenti climatici metteranno a rischio alcune coltivazioni, con l’effetto di spingere in alto i prezzi dei prodotti alimentari finali e limitarne in futuro la disponibilità in alcune aree della Terra. I Paesi tropicali vengono considerati quelli più minacciati dal fenomeno, in virtù anche del livello economico medio stimato come più basso.

Emergono comunque alcuni dati positivi dal rapporto, che potrà subire revisioni da qui alla pubblicazione nel 2014. I mutamenti nel clima causati dal riscaldamento globale non avrebbero ancora raggiunto il “punto di non ritorno”, si potrebbe quindi ancora intervenire per evitare tali nefaste conseguenze.

Importanti saranno da un lato gli investimenti nella riduzione delle emissioni nocive e nella lotta ai disastri naturali, dall’altro la pazienza di attendere i risultati di tali sforzi: con molta probabilità questi non saranno non immediati, ma osservabili solo a partire dal prossimo secolo.

4 novembre 2013
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