Il clima mediterraneo, caratterizzato da inverni umidi ed estati più asciutte, così celebrato da sempre, per le condizioni ideali alla vita e alla biodiversità, rischia di subire degli sconvolgimenti, a causa dei cambiamenti climatici. Risulterebbe infatti particolarmente vulnerabile nei confronti del surriscaldamento globale.

Lo riferisce un articolo dal titolo “Evidenze solide dell’espansione e del ritiro del clima Mediterraneo nel 21esimo secolo“, firmato da Andrea Alessandri, ricercatore dell’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, in collaborazione con l’International Pacific Research Center di Honolulu, il Dipartimento di Scienze Atmosferiche ed Oceanografiche dell’Università del Maryland, Usa, l’Earth System Science Interdisciplinary Center, Usa, il NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Bologna, con il Research Center for Climate Science e il Division of Earth Environmental System della Pusan National University della Corea del Sud.

Particolarmente a rischio sarebbero i paesi del Sud dell’Europa: Italia del Sud, Spagna del Sud, Grecia e Turchia. Qui potremmo avere in un futuro prossimo, estati ed inverni sempre più secchi.

Il clima mediterraneo, per come lo conosciamo oggi, potrebbe invece spostarsi veso nord e verso nord-est, determinando nell’Europa del nord e nei Balcani settentrionali, nelle zone continentali, come l’Ucraina, il Kazakistan e la Russia sud-occidentali e addirittura anche nella parte nord-occidentale del continente americano, una vera e propria “mediterraneizzazione” del clima, con temperature più miti, estati più secche ed inverni più piovosi.

Gli studi hanno seguito un approccio probabilistico basato sulle proiezioni climatiche più recenti, disponibili per il 21esimo secolo e sulla zonazione della vegetazione legata a particolari temperature e a una certa disponibilità d’acqua, che caratterizzerebbe climi diversi.

Ne è risultato un vero e proprio “slittamento” delle aree climatiche, che comporterà un inaridimento delle aree mediterranee più meridionali. La cosa che stupisce e allarma di più è però che questo potrebbe accadere entro questo secolo e quindi non con tempi così lontani come avremmo immaginato.

L’impatto della scarsità d’acqua e di temperature più elevate sarà davvero notevole, per gli ecosistemi, per produzione agricola e per tutte le attività che dipendono dalla disponibilità di questa preziosa risorsa.

La diffusione di malattie potrebbe aumentare e se aggiungiamo a tutto questo, gli altri effetti del surriscaldamento globale e dell’inquinamento che colpisce i nostri territori, c’è veramente da chiedersi quale sarà la realtà alla quale dovremmo adattarci tra non molti anni.

9 dicembre 2014
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