La Nuova Zelanda ha respinto la prima richiesta di asilo per rischio climatico. Non ha convinto i giudici della Corte Suprema la domanda presentata da Ioane Teitiota, originario del piccolo stato-arcipelago di Kiribati (Oceano Pacifico) e dal 2007 residente nel territorio neozelandese.

Termina così dopo 4 anni l’iter che ha visto Teitiota con la moglie e i loro 3 figli, tutti nati in Nuova Zelanda, motivare la loro richiesta di asilo a causa della minaccia alla loro vita posta dai cambiamenti climatici. Un pericolo rappresentato, ha sostenuto l’uomo, dal livello del mare intorno a Kiribati: appena pochi metri al di sotto della terra ferma.

Il Dipartimento Immigrazione neozelandese ha confermato oggi l’espulsione di Teitiota, che dovrà essere seguito dall’intera famiglia. Mancherebbero le basi legali secondo le autorità neozelandesi, che hanno affermato come non vi siano evidenze che il governo di Kiribati non si adoperi contro i cambiamenti climatici. Escluso secondo i giudici un vero e proprio rischio per la persona:

Indubbiamente affronta delle sfide, il signor Teitiota, se ritorna, ma non è esposto a grave danno.

A nulla è valso l’intervento di una delle figure di riferimento per la comunità di Kiribati in Nuova Zelanda, il reverendo Josefa Suamalie. Netta la risposta negativa del primo ministro neozelandese John Key, che ha così motivato la negazione dello status di “rifugiato per i cambiamenti climatici”:

Abbiamo regole da rispettare, altrimenti il sistema perde di validità. Non credo che questo sia un argomento credibile per una domanda di asilo.

23 settembre 2015
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I vostri commenti
Silvano , sabato 26 settembre 2015 alle11:14 ha scritto: rispondi »

Sicuro!!!! Non ho dubbi

Silvano Ghezzo, mercoledì 23 settembre 2015 alle23:07 ha scritto: rispondi »

In compenso gli attuali governanti di un'Italia già sovraffollata e con scarsità di impieghi lavorativi, sono disponibili ad accogliere milioni di persone provenienti da altri paesi. c'è qualcosa che non mi quadra. Che ci sia lo "zampino" delle multinazionali che vogliono tante persone disponibili da pagare poco e far lavorare molto come in Cina ed in India?

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