La Conferenza delle parti dell’Unfccc che si svolgerà a Parigi in dicembre di quest’anno si avvicina sempre di più, ma i Paesi sono pronti a compiere scelte definitive che portino veramente a progettare una soluzione ai cambiamenti climatici? Probabilmente le 50 associazioni che si sono unite ufficialmente ieri, 7 maggio, nella coalizione italiana “Parigi 2015: mobilitiamoci per il clima“, pensano di no.

La coalizione nasce con lo scopo di sensibilizzare opinione pubblica, stampa e decisori politici nei confronti del tema dei cambiamenti climatici, per creare un percorso che porti a Parigi con degli elementi “sostanziosi” in mano. Si tratta di associazioni ambientaliste, culturali, ma non solo, che condividono un comune obiettivo. Tra queste Coldiretti, Federconsumatori, FIAB, FIOM, Greenpeace, Isde, Legambiente, LIPU, Movimento dei Consumatori, Slow Food Italia, Touring Club Italiano, UIL, Unione degli Universitari, WWF Italia. Nel documento approvato dalla coalizione si legge:

I cambiamenti climatici rappresentano oggi un’emergenza globale e locale, che mette a rischio la vita di persone, specie ed ecosistemi. In pericolo c’è la sicurezza di intere popolazioni in ogni area del pianeta, costi economici, difficoltà crescenti nell’accesso all’acqua, riduzione della produzione agricola, aggravamento delle condizioni di povertà e nuove cause di conflitto e di fuga: oggi si pongono esplicitamente questioni di giustizia climatica nel mondo.

Se le cause antropiche sono ormai condivise a livello scientifico mondiale e si è tutti concordi sul fatto che in gran parte dipendono dall’esplosione negli ultimi secoli dell’utilizzo delle fonti energetiche di origine fossile e della deforestazione, oggi esistono le conoscenze e le soluzioni tecnologiche per sviluppare un’economia fossil free, che apra prospettive di nuovi settori produttivi con importanti ricadute occupazionali e che sviluppi una nuova democrazia energetica.

Ecco come le associazioni hanno intenzione di muoversi:

  • Organizzazione di eventi, sia a livello nazionale che locale, al fine di stimolare un’azione generale contro i cambiamenti climatici e in questo modo sostenere con forza la conversione del modello agricolo verso quello biologico, sottolineando il contributo dell’agricoltura per la riduzione delle emissioni; cercare di bloccare il programma governativo di sviluppo delle trivellazioni e avviare invece la costruzione, nei diversi settori industriali, di un modello produttivo che acceleri la transizione energetica in corso, garantendo livelli occupazionali adeguati, per un futuro pulito, efficiente e rinnovabile.
  • Creare un rapporto con il Governo italiano e con l’Unione Europea affinché prendano posizioni nette prima della COP21. Il fatto che la Commissione ambiente a Bruxelles abbia appena approvato a larga maggioranza l’emendamento di Doha che prolunga l’impegno del Protocollo di Kyoto fino al 2020, è già incoraggiante.
  • La comunicazione sarà molto importante, ci saranno iniziative mirate a informare i cittadini e la stampa, per rendere chiaro il quadro che ci si prospetta: i cambiamenti climatici avranno moltissimi effetti sul nostro pianeta, a tutti i livelli, alcuni di questi li vediamo già oggi. Serve un cambiamento “dal basso” che riesca a fare breccia nei meccanismi della politica, portando con sé serie politiche di mitigazione e adattamento che tanto potrebbero fare per cambiare finalmente rotta.

8 maggio 2015
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