Il Presidente degli USA Barack Obama nei giorni scorsi è tornato a parlare di cambiamenti climatici. Lo ha fatto nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, sottolineando l’esigenza di ridurre le emissioni per salvare le generazioni future dalle drammatiche conseguenze dell’aumento delle temperature.

In merito ai cambiamenti climatici il Presidente degli USA Obama è stato chiaro in merito all’importanza del tema:

Nulla è una minaccia maggiore per il futuro del cambiamento climatico.

Il leader dei democratici ha ricordato che il 2014 è stato l’anno più caldo dal 1891 e che 14 dei 15 anni più caldi mai registrati ricadono proprio in questo secolo. Agli scettici Obama ha risposto citando gli studi scientifici di diversi enti autorevoli, dalla NASA al NOAA alle più prestigiose università americane:

I migliori scienziati del mondo ci stanno dicendo che le nostre attività stanno cambiando il clima e che se non agiamo con forza continueremo a vedere l’innalzamento degli oceani, ondate di calore più intense e più lunghe, siccità e inondazioni pericolose che possono scatenare maggiori migrazioni, conflitti e fame nel mondo.

Obama ha poi sottolineato i passi da gigante compiuti dalla sua amministrazione sul fronte dell’indipendenza dai combustibili fossili e nello sviluppo delle energie rinnovabili. Il solare, in particolare, ha conosciuto una crescita record negli USA negli ultimi anni. I prezzi dell’energia fotovoltaica sono in continuo calo a causa di un aumento dell’efficienza delle celle solari. Il costo delle fonti fossili, sempre meno competitive, sta inoltre permettendo al solare di avviarsi a passo spedito verso la grid parity.

I tempi sono maturi per una rivoluzione rinnovabile su larga scala. Non a caso oggi diverse compagnie fossili, prime tra tutte la tedesca E.ON, considerano più sicuro investire nel comparto delle rinnovabili. Come ha ricordato lo stesso Obama, la produzione di energia solare sta aumentando a ritmi vertiginosi:

Ogni settimana negli USA produciamo la stessa quantità di energia solare che producevamo nell’intero 2008.

Obama ha poi parlato dell’accordo siglato con la Cina per la riduzione dei gas serra. Un’intesa che nei prossimi anni si rivelerà cruciale per tagliare le emissioni climalteranti a livello globale. Stati Uniti e Cina sono infatti i Paesi più inquinanti del mondo.

A livello nazionale, Obama nei prossimi anni del suo secondo mandato dovrà scontrarsi con i Repubblicani che detengono la maggioranza al Senato e alla Camera e sono intenzionati a dargli battaglia soprattutto sul fronte dei combustibili fossili. Le nuove norme che limitano le emissioni delle centrali elettriche volute da Obama e la mancata approvazione dell’oleodotto Keystone non sono andati giù ai Repubblicani che gli contestano la perdita di migliaia di posti di lavoro.

Il Presidente USA ha chiesto ai suoi oppositori di guardare al di là del singolo oleodotto perché i cambiamenti climatici minacciano la sicurezza nazionale. Senza contare che proprio sul fronte occupazionale Obama ha dalla sua i 31 mila nuovi posti di lavoro generati dall’industria solare negli Stati Uniti nel solo 2014.

22 gennaio 2015
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, giovedì 22 gennaio 2015 alle21:08 ha scritto: rispondi »

Mi sembra tutto un "bla bla bla" visto che lui e i cinesi hanno rinviato la data di riferimento, per gli interventi di riduzione della CO2, all'anno 2030 , ovvero alle "calende greche".

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