Cambiamenti climatici: i cibi che rischiano di scomparire

I cambiamenti climatici stanno imponendo sempre di più i loro effetti su quelle che sono le coltivazioni nel mondo. L’agricoltura è chiamata ad affrontare sfide le bombe d’acqua, la siccità, gli alluvioni e altre condizioni climatiche estreme che un ampio numero di esperti ha associato al riscaldamento globale e alle alterazioni che ne conseguono.

Se importanti sforzi vengono prodotti per garantire le coltivazioni, in alcuni casi ciò potrebbe non rivelarsi sufficiente senza un’accelerazione nella lotta ai cambiamenti climatici. Diversi sono ormai gli allarmi lanciati dagli scienziati mondiali; tra le allerte quella di gennaio 2018 relativa al cioccolato, che rischia di diventare un bene di lusso a partire dal 2050. Il problema in questo caso sarà il riscaldamento globale, che nei Paesi guida per produzione di cacao (Indonesia, Ghana e Costa d’Avorio) non verrà accompagnata dal clima umido richiesto da tale pianta (secondo i dati forniti dall’IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change.

Tra i prodotti più amati che rischiano di scomparire a causa dei cambiamenti climatici figura anche una bevanda molto popolare: il caffè. L’incremento delle temperature e le piogge irregolari rischiano di compromettere le produzioni di Africa, Sud America, Asia e Hawaii, indebolite e minacciate da parassiti e malattie. Anche in questo caso il tempo per i preziosi chicchi scadrà nel 2050, quando si stima verrà ridotta in maniera significativa la superficie destinate a queste piante.

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Rimanendo in tema di bevande, le brutte notizie arrivano anche per gli amanti del . Soprattutto per gli amanti delle varietà coltivate in India, dove l’incremento della quantità di pioggia portata dai monsoni ha sottoposto le piante a una quantità d’acqua eccessiva indebolendo l’intensità del sapore. Anche per le produzioni dell’Africa orientale si preannunciano tempi difficili, con una forte contrazione (-55%) delle coltivazioni a causa del riscaldamento globale e dei mutamenti nella regolarità delle piogge.

Gli amanti di dolci quali pancake e french toast potrebbero essere destinati in futuro a fare a meno del tanto amato sciroppo d’acero, anch’esso destinato a divenire un prodotto di lusso per colpa dei cambiamenti climatici. Anche in questo caso sono responsabili le temperature, che innalzandosi riducono il periodo di produzione della linfa da parte degli aceri da zucchero. Inoltre maggiori risorse sono richieste alla pianta per generare i semi, con la conseguenza di produrre un liquido meno puro e zuccherino: in futuro servirà fino a due volte la quantità attuale per ottenere lo stesso quantitativo di prodotto finito.

Anche prodotti più tradizionali per l’Italia sono minacciati dai cambiamenti climatici e dall’inquinamento. Uno tra tutti il miele, che vede nella crisi vissuta dalla popolazione delle api una strada verso la scomparsa di questo alimento e prezioso rimedio naturale. L’aumento della CO2 nell’atmosfera sta riducendo il livello di proteine nel polline, secondo quanto affermato dallo US Department of Agriculture study datato 2016, trasformandolo in cibo non sufficientemente nutriente per gli insetti impollinatori. Il clima minaccia le api anche per l’incremento delle temperature, che in alcuni casi portano le piante a germogliare prima che gli insetti siano emersi dallo stadio larvale e non siano quindi in grado di “mettersi all’opera”.

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Cambiamenti climatici che minacciano anche due cereali preziosi anche all’interno della Dieta Mediterranea: grano e riso. Il primo verrà minacciato dal crescente calore e dallo stress idrico a cui verrà sottoposto, sostiene tra gli altri la Kansas State University, portando entro i prossimi decenti all’abbandono di almeno un quarto dell’attuale superficie così coltivata.

Il riso sarà in un certo senso “causa del suo male”, poiché lo strato d’acqua necessario per le coltivazioni crea le condizioni ideali per la proliferazione di batteri emettitori di metano (tra i responsabili dei cambiamenti climatici). Come risultato sarà sempre più difficile garantire l’adeguato livello di copertura idrica, minacciando quindi le produzioni.

Pesce e frutti di mare rischiano di unirsi al triste elenco di cibi a rischio. I cambiamenti climatici stanno mettendo a rischio, attraverso l’incremento della temperatura dell’acqua e la sua acidificazione, specie come ad esempio il salmone e le aragoste. Inoltre viene anche favorita la produzione di un batterio nocivo per l’uomo, che lo assimila consumando frutti di mare. Entro il 2050 potrebbero risultare esauriti tutti gli stock ittici mondiali.

A rischio anche due frutti tipici del periodo estivo: ciliegie, albicocche e pesche. I cambiamenti climatici e gli eventi meteorologici irregolari sono costati all’Europa un albero su quattro, come riferito da Coldiretti. L’innalzamento delle temperature globali porterà inoltre a minime più alte durante l’inverno: l’effetto sarà quello di far mancare a questi alberi entro il 2030, in maniera significativa, quei giorni di “raffreddamento” (al di sotto dei 7 gradi) richiesti nel periodo invernale.

A chiudere questo elenco sono le arachidi, anch’esse minacciate dai cambiamenti climatici. L’incremento delle temperature minaccerà in maniera crescente queste delicate piante, le cui produzioni risulteranno compromesse anche dalla crescente intensità delle piogge.

19 ottobre 2018
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